Sergio Mattarella ha conferito 28 Attestati d’onore di ‘Alfiere della Repubblica’ a giovani che nel 2025 si sono distinti per senso civico, altruismo e solidarietà. Il filo conduttore scelto quest’anno, ‘Sperimentare e comunicare la solidarietà’, non è rimasto uno slogan, ma attraversa le storie premiate, restituendo un’immagine concreta e tutt’altro che retorica dell’impegno dei più giovani.
A emergere è una realtà che smentisce il luogo comune degli adolescenti distanti dalla vita sociale. Nei gesti riconosciuti dal Quirinale c’è invece una partecipazione quotidiana, spesso silenziosa, che prende forma nei contesti più diversi: a scuola, in famiglia, nel volontariato, nelle emergenze. Una solidarietà che non si esprime in modo astratto, ma attraverso relazioni, responsabilità e scelte personali.
In molti casi il punto di partenza è la vicinanza a chi è più fragile. È il caso di Emanuele Amodio, che a Ostuni ha costruito negli anni un legame profondo con il compagno di banco Karol Pastore, affetto da disabilità.
Un rapporto che non si esaurisce nell’assistenza, ma diventa condivisione quotidiana, presenza costante, amicizia che cresce insieme alle difficoltà. Una dimensione simile si ritrova anche nell’esperienza di Emilia Zarrone, ad Alife, che fin da bambina ha accompagnato un compagno con disturbo dello spettro autistico, costruendo con lui un percorso di fiducia e inclusione.
Solidarietà e coraggio
La solidarietà, però, assume anche forme organizzate e consapevoli. Noa Thuy Bertuccioli, volontaria della Croce Rossa a Urbino, ha trasformato l’impegno associativo in un’occasione di cittadinanza attiva, coinvolgendo anche i coetanei. A Rimini, Dalila Brocculi porta la sua esperienza personale (nata prematura) nelle corsie della terapia intensiva neonatale, offrendo sostegno alle famiglie.
A Genova, Salwa Ez-Zahiri ha fatto della propria storia di integrazione un punto di forza, diventando mediatrice culturale e punto di riferimento per altri ragazzi. Non mancano episodi in cui la prontezza e il coraggio fanno la differenza. Durante una lezione Riccardo Cremonesi ha salvato un compagno che stava soffocando; Nicolas Treppo si è lanciato in un torrente per soccorrere un coetaneo; Inerio Vacca è intervenuto in mare per rianimare un amico privo di sensi.
E poi c’è la vicenda di Viola Menichetti, che ha affrontato il freddo, la neve e il buio pur di chiedere aiuto per il padre ferito, dopo una caduta in montagna: un gesto che unisce determinazione e lucidità.
Accanto a queste storie, altre raccontano un impegno meno visibile ma altrettanto incisivo. Ludovico Natalizi dedica il proprio tempo ad aiutare bambini con difficoltà scolastiche; Mariasole Di Biase affianca ragazzi con sindrome di Down; Gioele Petrella percorre ogni settimana lunghe distanze per partecipare a un laboratorio musicale inclusivo. In tutti questi casi, la solidarietà si traduce in continuità, in presenza, in capacità di costruire legami.
Scrittura e poesia
C’è anche chi sceglie linguaggi diversi per incidere sulla realtà. Aurora Di Vanna utilizza la scrittura per affrontare temi complessi come la violenza sulle donne, mentre Jasmeen Kaur e Claudia Savarino trovano nella poesia uno strumento per dare voce alle fragilità della loro generazione. Altri ancora, come Matteo Morvillo e Amedeo Valestra, hanno trasformato la creatività in innovazione, ideando un’app contro lo spreco alimentare.
Leonardo Figello, invece, ha reso la sua Apecar un punto di scambio solidale, dove chi ha bisogno può trovare aiuto. Nel mosaico dei premiati trovano spazio anche storie segnate dalla malattia, affrontata senza rinunciare ai propri obiettivi.
Marco Mazzariol convive con la distrofia muscolare di Duchenne, ma partecipa attivamente a progetti inclusivi; Sara Pignatelli ha proseguito gli studi durante le terapie, mantenendo viva la prospettiva del futuro. In entrambi i casi, la fragilità diventa occasione di testimonianza e forza.
Accanto ai riconoscimenti individuali, quattro targhe sono state assegnate a classi che hanno fatto dell’inclusione una pratica quotidiana.





