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Medio Oriente. USA e Iran, inizio di trattative tra i missili

Attesa e tensione per gli “Islamabad Talks 2026”: tra aperture diplomatiche e scontri sul campo, restano profonde le divisioni tra USA e Iran. Rischio escalation
sabato, 11 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Si aprono oggi a Islamabad gli “Islamabad Talks 2026”, i negoziati tra Stati Uniti e Iran che si annunciano carichi di incertezze. Nella capitale pakistana, resa inaccessibile e posta sotto strettissime misure di sicurezza, giornalisti e ospiti internazionali possono eccezionalmente entrare senza visto.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è detto “molto ottimista”, ma da Teheran arrivano smentite sulla presenza ufficiale della delegazione iraniana. Assente, almeno in questa fase, Israele.

Il Pakistan, che si propone come mediatore, ha proclamato due giorni di festività straordinaria per garantire la sicurezza delle delegazioni attese: si tratta dei primi colloqui diretti tra Washington e Teheran dall’inizio della guerra, scoppiata lo scorso 28 febbraio.

Vance: negoziati, no a prese in giro

Alla vigilia dei colloqui, il vicepresidente statunitense JD Vance ha ribadito la disponibilità al dialogo, ma con toni cauti:

“Non vediamo l’ora che inizino i negoziati. Credo che potranno essere positivi”, ha dichiarato prima della partenza per Islamabad.

Vance ha però avvertito: “Se gli iraniani negozieranno in buona fede è un conto. Se cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che la nostra delegazione non sarà così disponibile”. Linee guida chiare, dunque, dettate direttamente dalla Casa Bianca.

Teheran: stop raid e sblocco beni

Dal lato iraniano prevalgono per ora prudenza e condizioni preliminari. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha posto due richieste imprescindibili: un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani congelati.

Secondo Ghalibaf, queste misure “devono essere soddisfatte prima che i negoziati inizino”. Lo stesso Ghalibaf, insieme al ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian, dovrebbe guidare la delegazione ai colloqui con gli Stati Uniti.

L’Ue: diplomazia unica possibilità

Da Bruxelles arriva l’appello alla de-escalation. Il portavoce della Commissione Europea, Anouar El Anouni, ha definito positivi i segnali di apertura verso colloqui tra Israele e Libano.

“La diplomazia resta l’unico percorso praticabile”, ha sottolineato, chiedendo a tutte le parti un impegno serio e in buona fede. L’UE ha inoltre sollecitato l’immediata cessazione degli attacchi, evidenziando il pesante impatto sui civili e sulle infrastrutture libanesi.

Attacchi israeliani nel Libano

Sul terreno, però, il conflitto non accenna a rallentare. Secondo l’agenzia nazionale libanese, otto membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi nei raid aerei israeliani a Nabatieh, nel sud del Paese.

Gli attacchi, descritti come “intensi e ripetuti”, avrebbero colpito anche un ufficio della sicurezza di Stato, causando gravi perdite tra il personale.

Hezbollah: missili su città israeliane

Alla pressione militare israeliana ha risposto Hezbollah, che ha lanciato missili contro una base navale nella città israeliana di Ashdod.

Il gruppo filo-iraniano ha rivendicato l’azione come ritorsione per i bombardamenti su Beirut e altre aree del Libano, che avrebbero causato oltre 300 morti. “La risposta continuerà fino alla fine dell’aggressione”, si legge in una nota ufficiale.

Negoziati sempre più in bilico

Una giornata che si apre dunque tra speranze diplomatiche e realtà bellica, con i negoziati di Islamabad chiamati a segnare un possibile punto di svolta in uno scenario ancora altamente instabile e prossimo a nuove sanguinose rotture.

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