L’arrivo di un possibile “super El Niño” sta accendendo l’allarme tra governi, analisti e organizzazioni internazionali, già alle prese con un sistema alimentare globale indebolito da guerre, tensioni geopolitiche e catene di approvvigionamento fragili. Secondo i meteorologi, l’intensificazione del fenomeno climatico potrebbe provocare siccità estreme in alcune regioni e piogge torrenziali in altre, compromettendo raccolti fondamentali come grano, mais, riso e caffè.
Un impatto che rischia di tradursi in un nuovo aumento dei prezzi alimentari, proprio mentre molti Paesi stanno ancora cercando di contenere gli effetti dell’inflazione post-pandemica. Gli esperti avvertono che l’effetto combinato tra instabilità climatica e conflitti — dall’Ucraina al Medio Oriente — sta creando una vulnerabilità strutturale senza precedenti. Le rotte commerciali sono più incerte, i costi assicurativi crescono e le scorte globali di cereali sono ai minimi degli ultimi anni.
In questo contesto, un super El Niño potrebbe agire come un moltiplicatore di crisi, colpendo in particolare le economie emergenti che dipendono dalle importazioni alimentari. Il fenomeno, che si manifesta con un anomalo riscaldamento delle acque del Pacifico, tende a ridurre le precipitazioni in Asia e Australia, mentre intensifica tempeste e inondazioni nelle Americhe. Gli agricoltori temono perdite significative nei raccolti di riso in India e Sud-Est asiatico, mentre in Brasile e Argentina si guarda con preoccupazione alla produzione di soia e mais, già messa alla prova da stagioni irregolari.
Le agenzie internazionali chiedono ai governi di prepararsi con misure di mitigazione: investimenti in irrigazione, diversificazione delle colture, rafforzamento delle riserve strategiche. Ma molti Paesi, schiacciati da debiti elevati e bilanci pubblici sotto pressione, faticano a reagire con rapidità.





