JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, ha dichiarato che l’Europa “non ha fatto abbastanza” per accelerare la fine della guerra in Ucraina, riaccendendo un dibattito già teso tra Washington e le capitali europee.
Le sue parole, riportate da diverse testate internazionali, arrivano in un momento in cui gli alleati discutono come sostenere Kiev dopo mesi di stallo sul campo e difficoltà nel reperire nuove risorse militari.
Secondo Vance, gli Stati europei avrebbero privilegiato un approccio “reattivo e frammentato”, delegando agli Stati Uniti la maggior parte degli sforzi economici e militari.
Alcuni analisti citati dalla stampa americana osservano che le sue dichiarazioni si inseriscono in una linea più ampia dell’amministrazione, che da mesi sollecita l’Europa a incrementare la produzione di munizioni e a definire una strategia comune per la sicurezza del continente.
Le reazioni europee non si sono fatte attendere. Funzionari di Bruxelles e Berlino, secondo quanto riportato dai media, hanno respinto l’idea di un’inerzia europea, ricordando gli impegni finanziari assunti dall’UE e i programmi avviati per rafforzare l’industria della difesa.
Alcuni governi, tuttavia, riconoscono che la lentezza dei processi decisionali e le divergenze interne hanno complicato la risposta comune. Le parole di Vance arrivano mentre Kiev continua a chiedere sistemi di difesa aerea e munizioni, e mentre gli Stati Uniti valutano come bilanciare il sostegno all’Ucraina con le proprie priorità strategiche in Medio Oriente e nel Pacifico. Il rischio, sottolineano diversi osservatori, è che le frizioni transatlantiche possano indebolire il fronte occidentale proprio mentre la Russia tenta di consolidare i suoi guadagni sul campo.
In un contesto geopolitico sempre più complesso, le accuse di Vance mettono in luce la distanza tra le aspettative americane e le capacità europee, aprendo un nuovo capitolo nel dibattito sul futuro della sicurezza del continente.





