“Degli attuali 251 miliardi di valore, i due terzi sono rappresentati da USA e Cina, con circa 80 miliardi di euro ciascuno”. È da questo dato che parte l’allarme lanciato da Confagricoltura sulla necessità di difendere la competitività della cucina italiana nel mondo, messa sotto pressione dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni internazionali.
Misure straordinarie
Il vicepresidente di Confagricoltura, Giordano Emo Capodilista, intervenendo al Forum della Cucina Italiana organizzato presso la Masseria Li Reni di Bruno Vespa, a Manduria, ha sottolineato l’urgenza di misure straordinarie: “Confagricoltura chiede interventi simili a quelli presi durante la pandemia da Covid-19. Il blocco dello Stretto di Hormuz provocato dalla guerra in Iran, con i conseguenti incrementi dei costi energetici, la carenza di fertilizzanti sul mercato e le difficoltà che l’export di tanti comparti agricoli stanno iniziando a subire, richiedono decisioni immediate e straordinarie, come il finanziamento di un debito comune europeo”.
Valore che toccherà 300 miliardi
Secondo i dati del Centro Studi di Confagricoltura, il valore della cucina italiana nel mondo potrebbe raggiungere i 300 miliardi di euro, a condizione che venga confermata la crescita del 4,5% registrata nel 2024. In questo scenario, il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco viene indicato come uno strumento chiave per rafforzarne il posizionamento globale.
Usa e Cina grandi estimatori
Un ruolo centrale è giocato dai mercati esteri, in particolare Stati Uniti e Cina, che insieme rappresentano la quota più rilevante del valore complessivo. Proprio con Pechino, Confagricoltura sta lavorando in sinergia con la Farnesina, l’Ambasciata italiana in Cina e l’Associazione delle Dimore Storiche Italiane per promuovere il patrimonio enogastronomico nazionale, intrecciandolo al racconto della storia e della cultura italiana, dal Rinascimento al Cinquecento.





