Donald Trump ha alzato ancora il livello dello scontro con Teheran alla vigilia della nuova scadenza fissata da Washington per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
In un messaggio su Truth, il presidente americano ha scritto che “stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre”, aggiungendo: “Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà”. In un secondo passaggio ha lasciato uno spiraglio, sostenendo che “forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario potrà accadere”.
La Casa Bianca ha chiarito che le parole di Trump non alludono a un’opzione nucleare. Reuters e AP riferiscono che il termine indicato da Washington resta fissato alle 20 ora locale, mentre a Fox News Trump ha parlato di un possibile “attacco come non hanno mai visto prima”, pur ammettendo che progressi nei contatti potrebbero cambiare il quadro.
Il vicepresidente J.D. Vance, da Budapest, ha sostenuto che gli obiettivi militari americani sarebbero stati raggiunti e che “a breve questa guerra si concluderà”, precisando però che ci saranno “molti negoziati” prima della scadenza dell’ultimatum. Sul fronte interno cresce intanto la tensione politica: il Wall Street Journal segnala malumori tra i repubblicani al Congresso, perché tra fine aprile e inizio maggio scatterà il limite dei 60 giorni previsto dalla War Powers Resolution, oltre il quale l’operazione richiederebbe un passaggio parlamentare.
Teheran tra mobilitazione e stop ai contatti
La risposta di Teheran è stata insieme militare e politica. I media di Stato hanno mostrato civili radunati davanti a centrali elettriche, ponti e altri nodi infrastrutturali dopo l’appello a formare “catene umane” per difendere gli impianti da possibili bombardamenti.
Una fonte iraniana di alto livello ha detto a Reuters che non esiste alcun negoziato diretto con Washington e che gli Stati Uniti “vogliono che l’Iran si arrenda sotto la pressione degli attacchi”. Il Tehran Times ha parlato della sospensione di tutti i canali di comunicazione, mentre altre fonti, citate da Reuters e Fox, riferiscono di contatti indiretti ancora in corso attraverso mediatori regionali.
Escalation e diplomazia
Sul piano diplomatico, Emmanuel Macron ha annunciato che i cittadini francesi Cécile Kohler e Jacques Paris, detenuti in Iran da tre anni e mezzo, sono stati liberati e sono in viaggio verso la Francia grazie a una mediazione dell’Oman. Londra, secondo il Financial Times, ospiterà una riunione virtuale con oltre 40 Paesi disponibili a contribuire alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz una volta cessati i combattimenti.L’escalation continua a produrre effetti nella regione.
In Israele il Magen David Adom ha soccorso tre feriti lievi dopo nuovi allarmi per missili dall’Iran e razzi dal Libano. In Libano, una fonte di sicurezza citata dall’Afp ha riferito che un convoglio umanitario organizzato dal nunzio apostolico Paolo Borgia e diretto ai villaggi cristiani del sud è stato costretto a tornare indietro dopo essere stato colpito da spari, senza feriti ma con danni ai veicoli. Papa Leone ha inviato un messaggio ai cristiani di Debel, parlando delle “drammatiche circostanze” che stanno vivendo e invitandoli a “non perdere la speranza”.
Raid su ponti e ferrovie
Sul terreno, Stati Uniti e Israele hanno intensificato i raid contro infrastrutture iraniane. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato che sono state colpite “ferrovie e ponti utilizzati dai Guardiani della Rivoluzione islamica” per trasportare armamenti e militanti. Nelle stesse ore l’Idf ha diffuso in persiano un avviso alla popolazione iraniana invitando a non usare i treni e a tenersi lontano dalle linee ferroviarie fino alla sera. Secondo i media iraniani e Reuters, uno dei ponti colpiti si trova nei pressi di Qom, mentre a Kashan un attacco al ponte ferroviario Yahyaabad ha causato due morti e tre feriti. Nel nord ovest del Paese sarebbe stato centrato anche un cavalcavia sull’asse Tabriz Zanjan, con la chiusura dell’autostrada.
La sparatoria a Istanbul
Anche la Turchia è stata investita dal clima di guerra. Davanti all’edificio che ospita il consolato israeliano di Istanbul tre uomini armati hanno aperto il fuoco contro la polizia. Secondo Reuters, uno degli assalitori è stato ucciso, gli altri due sono rimasti feriti e arrestati; due agenti sono rimasti feriti in modo non grave. Il ministero degli Esteri israeliano ha precisato che al momento dell’attacco non era presente personale del consolato.





