La leadership di Hamas ha tempo fino alla fine della settimana per rispondere alla proposta di disarmo avanzata nei colloqui indiretti con mediatori regionali e potenze internazionali. Secondo quanto riportato da diverse fonti diplomatiche, l’ultimatum mira a sbloccare un negoziato che da mesi procede tra stalli, pressioni militari e un crescente allarme umanitario nella Striscia di Gaza.
La richiesta, che prevede un percorso graduale di smantellamento delle capacità armate dell’organizzazione, è stata presentata come condizione preliminare per qualsiasi discussione su un cessate il fuoco duraturo e su un futuro assetto di sicurezza. Hamas, che finora ha respinto ogni ipotesi di disarmo totale, considera la proposta una minaccia alla propria sopravvivenza politica e militare.
Tuttavia, l’intensificarsi delle pressioni esterne e la situazione sempre più critica nella Striscia stanno alimentando un dibattito interno sulla possibilità di accettare almeno una parte delle condizioni, nella speranza di ottenere garanzie internazionali e un alleggerimento dell’assedio.
I mediatori, tra cui Egitto e Qatar, hanno sottolineato che la finestra negoziale è “stretta ma ancora aperta”, mentre fonti occidentali parlano di un’occasione “potenzialmente decisiva” per evitare una nuova escalation.
L’ultimatum, spiegano alcuni analisti, riflette la volontà di accelerare un processo che finora ha prodotto pochi risultati concreti, nonostante gli appelli delle Nazioni Unite e delle principali capitali europee. Resta incerto se Hamas accetterà la proposta o sceglierà di resistere, assumendosi il rischio di un ulteriore deterioramento della situazione sul terreno.
La scadenza di fine settimana si avvicina, e con essa un passaggio che potrebbe ridefinire gli equilibri del conflitto o, al contrario, aprire una nuova fase di instabilità.




