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Ultimatum di Trump, minaccia centrali e infrastrutture civili: “Distruggiamo l’Iran in 4 ore”. Teheran mobilita la popolazione

martedì, 7 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Il presidente americano Donald Trump ha nuovamente minacciato una devastazione totale dell’Iran in caso di mancato accordo. “Se scade l’ultimatum, l’Iran verrà distrutto in quattro ore”, ha dichiarato, aggiungendo che “ogni ponte sarà demolito e ogni centrale elettrica resa inutilizzabile”, con conseguenze che richiederebbero “vent’anni per ricostruire il Paese”.

Trump ha sostenuto che l’azione militare “sta aiutando il popolo iraniano” e ha affermato che molti cittadini “vogliono sentire le bombe perché vogliono essere liberi”. Ha inoltre ribadito che la scadenza è “definitiva”, pur ammettendo che la proposta iraniana rappresenta “un grande passo, ma non sufficiente”. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i negoziatori sono pessimisti su un’intesa e non escludono nuovi raid contro infrastrutture energetiche subito dopo la scadenza.

Trump ha anche sostenuto che Washington avrebbe inviato armi ai manifestanti iraniani tramite i curdi, ma diversi leader curdi hanno smentito. “Non abbiamo ricevuto nulla”, ha dichiarato Siamand Moeini del Pjak.

Parallelamente, il Pentagono ha annullato senza spiegazioni una conferenza stampa prevista, mentre fonti di intelligence citate dai media parlano di condizioni mediche gravi per Mojtaba Khamenei, ritenuto incapace di partecipare alle decisioni del regime.

Da parte sua, l’esercito israeliano ha invitato i cittadini iraniani a non utilizzare i treni fino a sera, in un messaggio che suggerisce possibili attacchi alla rete ferroviaria. In Israele sono state prorogate le misure di emergenza almeno fino a giovedì, con limitazioni a scuole e assembramenti.

Teheran: “Pronti al sacrificio”

La risposta iraniana è arrivata sul piano politico e militare. Il presidente Massoud Pezeshkian ha dichiarato che “oltre 14 milioni di iraniani” sono pronti a sacrificarsi per difendere il Paese, aggiungendo: “Anch’io ho sacrificato la mia vita per l’Iran e continuerò a farlo”. L’esercito iraniano ha definito le parole di Trump “retorica arrogante” che “non ha alcun effetto sulle operazioni”.

Un funzionario di Teheran ha invitato i giovani a formare catene umane attorno alle centrali elettriche per proteggerle da possibili attacchi, mentre l’ambasciatore iraniano in Kuwait ha chiesto ai Paesi del Golfo di “utilizzare tutte le loro capacità diplomatiche” per evitare una “tragedia” regionale.
Sul piano diplomatico emergono segnali contrastanti. Islamabad parla di sforzi “in una fase critica e delicata” per la fine della guerra, mentre una nave mercantile malese ha ottenuto il via libera al transito nello Stretto di Hormuz dopo colloqui con Teheran.

Raid e allargamento regionale

Sul terreno continuano gli attacchi. Secondo l’agenzia Fars, almeno 18 persone, tra cui due bambini, sono morte in bombardamenti nella provincia di Alborz, a ovest di Teheran. Altri raid hanno colpito zone residenziali della capitale e l’aeroporto di Khorramabad. Un bombardamento avrebbe distrutto anche una sinagoga nel centro di Teheran.

L’agenzia per i diritti umani Hrana (Human Rights Activists News Agency) ha riferito che dall’inizio delle ostilità le vittime in Iran sarebbero quasi 3.600, di cui almeno 1.665 civili e 248 bambini. Parallelamente, attacchi iraniani hanno provocato danni nel centro di Israele con submunizioni a grappolo, senza vittime.

L’escalation coinvolge anche altri Paesi. Un complesso petrolchimico è stato colpito a Jubail, in Arabia Saudita, mentre Riyad ha segnalato l’intercettazione di missili iraniani diretti verso la Provincia Orientale, con detriti caduti vicino a infrastrutture energetiche. In Iraq un attacco ha ucciso un membro di una milizia filo-iraniana vicino al confine siriano.

Negli ultimi scontri, secondo fonti statunitensi, 15 militari americani sono rimasti feriti in un attacco di droni contro la base di Ali al-Salem in Kuwait. Il bilancio complessivo dei feriti americani dall’inizio dell’operazione supererebbe quota 370.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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