Il capo dell’intelligence serba ha dichiarato che l’Ucraina non risulta coinvolta nel presunto complotto per l’introduzione di esplosivi nel Paese, un caso che negli ultimi giorni aveva alimentato speculazioni e timori di ingerenze straniere.
L’annuncio arriva dopo una serie di arresti effettuati a Belgrado, dove le autorità avevano sequestrato materiale esplosivo ritenuto destinato a operazioni clandestine sul territorio nazionale. Secondo quanto riferito dai servizi di sicurezza, le indagini preliminari non hanno evidenziato alcun legame tra i sospetti fermati e istituzioni ucraine, né tracce di supporto logistico o finanziario riconducibile a Kiev.
Il capo dell’intelligence ha definito “infondate” le ipotesi circolate sui media locali, sottolineando che “non vi sono elementi che suggeriscano un coinvolgimento diretto o indiretto dell’Ucraina”.
Una presa di posizione che mira a evitare un’escalation diplomatica in un momento già segnato da tensioni regionali. La vicenda aveva attirato l’attenzione internazionale, anche alla luce dei rapporti complessi tra Serbia e Ucraina, aggravati dal contesto della guerra e dalle pressioni geopolitiche esercitate da Mosca.
Belgrado, tradizionalmente vicina alla Russia, ha cercato negli ultimi mesi di mantenere una posizione equilibrata, evitando frizioni con l’Unione Europea e con i partner occidentali.
Gli analisti ritengono che la scelta di chiarire pubblicamente l’assenza di responsabilità ucraine risponda alla necessità di preservare la stabilità interna e contenere narrazioni potenzialmente destabilizzanti. Le autorità serbe hanno comunque confermato che l’indagine prosegue per individuare la rete responsabile del traffico di esplosivi, che potrebbe essere legata a gruppi criminali attivi nei Balcani.





