L’Iran ha respinto la proposta di tregua avanzata attraverso i mediatori regionali e ha presentato una controproposta in dieci punti, mentre sul terreno continuano raid e scambi missilistici. Il presidente americano Donald Trump ha definito il piano iraniano “un grande passo” ma “non sufficiente”, confermando la scadenza dell’ultimatum per martedì sera. Sono proseguiti i contatti indiretti tra Washington e Teheran tramite Pakistan, Egitto e Turchia, con scambi di messaggi tra l’inviato statunitense Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Al centro della trattativa restano la riapertura dello Stretto di Hormuz e il destino dell’uranio altamente arricchito iraniano. Teheran ha però irrigidito la posizione. Un alto funzionario citato da Reuters ha affermato che l’Iran “non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una tregua temporanea” e non accetterà “pressioni o scadenze”. Il piano statunitense in 15 punti è stato definito dal portavoce degli Esteri Esmail Baghaei “eccessivo, insolito e irragionevole”. Secondo una fonte americana citata da Axios, la risposta iraniana è “massimalista” e “non è chiaro se consentirà progressi verso una soluzione diplomatica”. Trump ha ribadito che l’Iran non può ottenere l’arma nucleare: “Vedremo cosa succede. La guerra potrebbe finire rapidamente se fanno alcune cose”.
La controproposta iraniana
Teheran ha trasmesso ai mediatori una risposta articolata in dieci punti. Tra le richieste figurano la fine definitiva del conflitto, la revoca delle sanzioni, risarcimenti per i danni subiti e un protocollo per il passaggio sicuro attraverso Hormuz. Teheran chiede inoltre garanzie contro nuovi attacchi e un quadro di sicurezza regionale che escluda il ritorno alle ostilità dopo un eventuale accordo. La proposta respinge esplicitamente un cessate il fuoco temporaneo, ritenuto insufficiente. Intanto una tregua di 45 giorni proposta dai mediatori non è stata approvata da Trump. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che si tratta “di una delle tante idee” e che “l’operazione Epic Fury continua”.
Hormuz e petrolio
Intanto lo Stretto di Hormuz resta parzialmente bloccato, ma alcune navi continuano a transitare. Secondo fonti iraniane, imbarcazioni di Paesi “amici” hanno ricevuto il permesso di passaggio, mentre l’Iraq ha comunicato agli acquirenti che i terminal restano “pienamente operativi”. Tuttavia, Baghdad ha visto crollare del 97% l’export a marzo. Le attese di un possibile cessate il fuoco hanno spinto al ribasso il petrolio: il Wti è sceso dell’1,98% a 109,2 dollari al barile, mentre il Brent ha perso l’1,8% a 106,9.
Allarme nucleare
Teheran ha accusato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica di “inazione” dopo gli attacchi ai siti nucleari, avvertendo del rischio di “rilascio di radiazioni radioattive” dalla centrale di Bushehr. Diversi osservatori internazionali hanno avvertito che ulteriori attacchi a infrastrutture sensibili potrebbero aggravare la crisi umanitaria e ampliare il conflitto a livello regionale. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha scritto che “qualsiasi attacco alle infrastrutture civili è illegale e inaccettabile”. Intanto l’escalation si estende al Libano, dove i media locali riferiscono almeno nove morti in raid israeliani.
Raid e escalation
Sul terreno la situazione resta tesa. Secondo Teheran, gli attacchi statunitensi e israeliani delle ultime ore hanno provocato almeno 34 morti, tra cui sette bambini sotto i dieci anni. Israele ha rivendicato raid su larga scala in Iran, colpendo anche tre aeroporti e il complesso petrolchimico di South Pars ad Asaluyeh, che fornisce circa metà della produzione petrolchimica del Paese. Il sito sorge su uno dei più grandi giacimenti di gas al mondo, condiviso con il Qatar, ed è considerato strategico per l’approvvigionamento energetico globale. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che è stato colpito “il più grande complesso petrolchimico dell’Iran”. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito la linea dura: “Continueremo con tutta la nostra forza, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata”. L’Iran ha risposto con lanci missilistici: quattro persone sono morte ad Haifa e un missile a grappolo ha colpito l’area di Ramat Gan, causando un ferito lieve.





