Il governo ungherese ha denunciato quello che definisce un “complotto internazionale” per far saltare in aria un gasdotto strategico alla vigilia delle elezioni parlamentari. Secondo il ministro dell’Interno, le autorità avrebbero sventato un piano di sabotaggio contro una sezione del gasdotto che collega l’Ungheria alla Serbia, parte di una rete energetica vitale per il Paese. L’operazione, ha spiegato il ministro, sarebbe stata orchestrata da “gruppi esterni con l’obiettivo di destabilizzare la sicurezza nazionale e influenzare il voto”.
Le forze di sicurezza hanno arrestato tre persone, tra cui un cittadino straniero, accusate di aver pianificato l’attacco utilizzando esplosivi di fabbricazione militare. Le indagini preliminari indicano che il gruppo avrebbe ricevuto supporto logistico da una rete internazionale, ma il governo non ha fornito ulteriori dettagli sui presunti mandanti. Il primo ministro ha parlato di “un tentativo di interferenza diretta negli affari interni del Paese”, promettendo una risposta “ferma e trasparente”. Il gasdotto in questione trasporta una parte significativa del gas russo destinato all’Europa centrale e rappresenta un nodo cruciale per l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria.
La notizia ha immediatamente suscitato preoccupazione tra gli alleati europei, che temono ripercussioni sulla stabilità regionale e sull’integrità delle infrastrutture energetiche comuni. Gli analisti ritengono che la denuncia del governo possa avere anche una valenza politica interna, in un momento in cui la campagna elettorale è segnata da tensioni e accuse di ingerenze straniere. Tuttavia, le autorità insistono sulla gravità della minaccia e hanno rafforzato la sorveglianza su tutti i siti energetici strategici.





