Volodymyr Zelensky ha aperto un nuovo fronte diplomatico e lo ha fatto da Damasco, dove ieri ha incontrato il Presidente siriano Ahmed al-Sharaa insieme al Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan. Un incontro, questo, molto atteso, per tre motivi innanzitutto: il prosieguo della guerra in Ucraina, un quadro internazionale sempre più complicato per via di quanto sta accadendo in Medio Oriente e per i segnali di riduzione del sostegno occidentale.
Il numero uno di Kiev, dopo il confronto, ha parlato di collaborazione e di una nuova linea: rafforzare i rapporti tra i due Paesi e costruire margini di sviluppo comuni: “Abbiamo concordato di lavorare insieme per garantire maggiore sicurezza e opportunità”, ha scritto sui propri social per poi sottolineare anche l’interesse per uno scambio di esperienze nel campo della difesa.
Nel colloquio è entrato anche il tema della sicurezza alimentare, con l’Ucraina che punta a consolidare il proprio ruolo di fornitore e a sviluppare nuove prospettive nella regione.
Il viaggio a Damasco si è collocato in una fase in cui il conflitto con la Russia resta centrale, ma si intreccia con altre crisi.
Nelle stesse ore Kiev ha rivendicato attacchi contro infrastrutture energetiche russe, tra cui una raffineria e un porto. Zelensky è poi tornato a escludere ipotesi di arretramento sul terreno: “I russi parlano di compromessi, ma non li accettano mai”. Per il Presidente ogni concessione aprirebbe spazi a nuove avanzate e rafforzerebbe la posizione di Mosca. L’obiettivo resta un cessate il fuoco accompagnato da garanzie di sicurezza, da trasferire poi sul piano diplomatico.
Contesto internazionale
La guerra in Medio Oriente ha spostato l’attenzione e sta incidendo sulle priorità degli Stati Uniti. “Dobbiamo riconoscere che oggi non siamo la priorità”, l’ammissione di Zelensky che ha messo in evidenza il rischio di una riduzione del sostegno militare. Il punto più delicato riguarda i sistemi Patriot, fondamentali per intercettare i missili balistici russi.
Le forniture non bastano e, in caso di crisi prolungata con l’Iran, potrebbero ridursi ancora: “Ecco perché abbiamo paura”. Il Presidente ha segnalato anche un effetto economico a favore di Mosca. La Russia, ha detto, trae vantaggio dalle tensioni globali e registra entrate aggiuntive legate al petrolio. Un elemento che rafforza la capacità di sostenere lo sforzo militare e complica il quadro per Kiev.
Il conflitto
Sul terreno il conflitto non rallenta. A Kherson i bombardamenti russi del 4 aprile hanno causato la morte di Marina Stupak, insegnante del complesso scolastico n. 48, e di sua sorella Irina Snigur. Nella regione di Dnipropetrovsk, a Nikopol, un attacco con drone ha colpito un’auto: una persona è morta, una donna di 60 anni è rimasta ferita ed è stata ricoverata in condizioni gravi. Nel frattempo Mosca ha alzato il livello dello scontro anche sul piano politico. Il Cremlino ha avvertito il Regno Unito di possibili “sorprese” in caso di interventi contro le navi della cosiddetta flotta ombra, utilizzata per aggirare le restrizioni sul commercio energetico.





