Gli sprechi alimentari durante il periodo pasquale continuano a incidere sui bilanci delle famiglie italiane, con un costo stimato tra i 150 e i 200 milioni di euro.
A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che collega l’aumento della spesa ai rincari dei prodotti alimentari, influenzati dal caro carburanti, dalla guerra in Medio Oriente e dagli effetti dei cambiamenti climatici. Secondo le stime, circa il 10% dei cibi acquistati per le festività di Pasqua finisce nella spazzatura. Tra i prodotti più colpiti dallo spreco figurano frutta, verdura, latticini e carne, oltre a dolci e cioccolato. Si tratta di alimenti che già registravano aumenti legati alla riduzione delle produzioni e al rialzo delle materie prime, e che oggi risentono anche dei maggiori costi di trasporto.
Nel comparto dei dolci pasquali emerge un elemento positivo. Le uova di cioccolato, pur interessate dagli aumenti di prezzo, beneficiano di strategie adottate dalle aziende per ridurre le eccedenze. Dopo una prima fase di vendita promozionale, con sconti che possono arrivare fino al 60%, i prodotti invenduti vengono riutilizzati per la produzione di altri dolci oppure donati per finalità sociali grazie alle agevolazioni fiscali previste dalla normativa. Una parte viene infine destinata al compostaggio, con il recupero sotto forma di fertilizzante.
Il richiamo
La Sima richiama l’attenzione anche sui comportamenti dei consumatori. Secondo il presidente Alessandro Miani, una gestione più attenta degli acquisti e degli alimenti può ridurre gli sprechi e contenere la spesa. Tra le indicazioni, la pianificazione degli acquisti prima delle festività, la corretta conservazione dei prodotti, il riutilizzo degli avanzi e la possibilità di donare le eccedenze.





