Un Consiglio dei Ministri, quello andato in scena ieri mattina a Palazzo Chigi, durato pochissimi minuti. Ma di grande importanza visto che il Governo ha deciso di prorogare il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio (era in scadenza il 7 aprile, confermata la riduzione di 24,4 centesimi al litro su benzina e gasolio) e nello stesso tempo è intervenuto per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici su famiglie e imprese. Inoltre il decreto legge ha ampliato il perimetro degli interventi perché prevede un credito d’imposta del 20% per le aziende agricole, sul modello già adottato per la pesca, e introduce misure a favore delle imprese orientate all’export. È stata inserita anche una norma su Transizione 5.0, con l’obiettivo di intervenire sui lavoratori rimasti esclusi dal precedente sistema e garantire continuità degli strumenti di sostegno alla trasformazione industriale.
Il costo complessivo dell’operazione è pari a 500 milioni di euro. Circa 200 milioni derivano dall’aumento del gettito Iva legato ai rincari dei carburanti. I restanti 300 milioni provengono da risorse Ets e Co2 non utilizzate. La copertura conferma il ricorso a margini già disponibili, in un quadro che resta legato all’andamento dei mercati energetici e alla durata della crisi internazionale.
Contesto geopolitico
Grande protagonista (e non poteva essere altrimenti) è stato il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che subito dopo il Cdm ha parlato in conferenza stampa per precisare di come il contesto geopolitico sia un tema alquanto delicato in relazione ai vincoli di bilancio europei. E difatti ha spiegato che in caso di prosecuzione del conflitto in Medio Oriente ci sarà la necessità di una riflessione a livello Ue sulla soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil.
Il suo, in pratica, è un riferimento alla clausola di deroga prevista dal nuovo quadro di governance economica (il tema entra nel confronto tra gli Stati membri e si lega alla possibilità di sostenere nuove misure senza compromettere gli equilibri di finanza pubblica, in soldoni).
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tramite i propri social, ha collegato il provvedimento di ieri alla fase attuale e ha parlato dell’esigenza di proteggere il sistema produttivo, mentre il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha richiamato il legame tra la misura e le tensioni internazionali sui mercati dell’energia, con effetti diretti sui costi di approvvigionamento.
Dal fronte della maggioranza sono arrivate valutazioni positive sull’intervento e sull’estensione delle misure ai settori agricolo ed esportatore. Le Regioni hanno evidenziato l’impatto dei rincari su cittadini e imprese e hanno indicato la necessità di continuità negli interventi, soprattutto in presenza di un quadro economico che resta instabile.
Taglio limitato?
Sul piano dei prezzi, però, l’effetto del taglio resta limitato. Secondo il Codacons il gasolio supera i 2,1 euro al litro in diverse aree del Paese, con livelli che riducono l’impatto dello sconto fiscale. In autostrada i valori risultano ancora più elevati. Le associazioni del trasporto pubblico e privato hanno segnalato un aumento dei costi legati al carburante e chiedono per questo misure specifiche per garantire l’equilibrio dei servizi e dei contratti. Le organizzazioni agricole hanno accolto con favore l’estensione del credito d’imposta, ma hanno altresì segnalato un incremento dei costi di produzione, a partire dai fertilizzanti.
Il prezzo del gasolio agricolo ha registrato un aumento rispetto all’inizio dell’anno e incide sui bilanci delle imprese, in una fase di intensificazione delle attività nei campi. Il peso dell’energia resta una componente rilevante nei costi complessivi.
Dall’opposizione sono arrivate critiche sulla natura temporanea del provvedimento e sull’assenza di una strategia di medio periodo. Il tema delle risorse resta centrale, insieme alla prospettiva di ulteriori interventi nel caso in cui la crisi energetica prosegua. Viene sollevata anche la questione dell’efficacia delle misure rispetto alla dinamica dei prezzi.
Meloni nel Golfo
Intanto ieri Meloni ha avviato una missione a sorpresa nel Golfo, con tappe a Gedda e incontri previsti negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar. La visita, la prima di un leader europeo nella regione dopo l’inizio della guerra in Iran, è stata organizzata con riserbo per motivi di sicurezza legati all’escalation militare. Obiettivo della missione è offrire il sostegno dell’Italia ai Paesi dell’area e rafforzare il dialogo su sicurezza energetica, alimentare e stabilità regionale.
Tra i temi sul tavolo anche il conflitto in corso, i flussi migratori, la navigazione nello stretto di Hormuz e i rapporti con Israele.
Secondo fonti diplomatiche, Roma punta a un ruolo di interlocuzione senza richieste dirette di risorse energetiche, mantenendo aperti i canali con Teheran e sostenendo gli sforzi europei per una cessazione delle ostilità. Sulla sicurezza marittima, l’Italia valuta un eventuale contributo solo con mandato Onu.





