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Inflazione in risalita, lavoro ancora debole: segnali contrastanti a marzo 2026

Inflazione in risalita, lavoro ancora debole: segnali contrastanti a marzo 2026

L’indicatore dei consumi (MIC) cresce a 9,6 spinto dai rincari energetici, mentre l’occupazione mostra solo timidi miglioramenti
venerdì, 3 Aprile 2026
1 minuto di lettura

A marzo 2026 emergono indicazioni divergenti sullo stato di salute dell’economia italiana. Da un lato si registra una nuova accelerazione delle pressioni inflazionistiche, dall’altro il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di fragilità, con progressi ancora limitati.

La crescita dei prezzi

Secondo le prime stime, l’indicatore dei consumi (MIC) si attesta a 9,6, in aumento di sette decimi rispetto al mese precedente. Un dato che riflette soprattutto la crescita dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, saliti su base annua del 3,1% rispetto all’1,9% di febbraio.

A incidere maggiormente è il comparto energetico, tornato a esercitare una pressione significativa sul livello generale dei prezzi.

Occupazione, crescita modesta

Sul fronte occupazionale, invece, il miglioramento appare ancora modesto. Il tasso di disoccupazione estesa scende al 5,8% dal 5,9%, una riduzione contenuta che conferma la persistenza di criticità strutturali nel mercato del lavoro.

Conflitto e nuove difficoltà

A rendere il quadro più complesso contribuisce anche il contesto internazionale. Il protrarsi del conflitto in Iran rischia infatti di generare nuove difficoltà negli approvvigionamenti, alimentando ulteriori tensioni sui prezzi. L’impatto effettivo sull’economia dipenderà in larga misura dall’evoluzione dello scenario geopolitico nelle prossime settimane.

Potere di acquisto in discesa

Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “queste tensioni si inseriscono in un mercato del lavoro strutturalmente debole, condizionato da divari territoriali, dinamiche demografiche e disallineamenti tra domanda e offerta”.

In questo contesto, il combinarsi di inflazione in rialzo e occupazione stagnante rischia di comprimere il potere d’acquisto delle famiglie e di indebolire la fiducia dei consumatori, con possibili ripercussioni sulla crescita economica nel breve periodo.

Ripresa in stallo

Il quadro complessivo resta dunque incerto, sospeso tra spinte inflattive e una domanda interna che fatica a consolidarsi, rendendo più complesso il percorso di ripresa nei mesi a venire.

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