NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Donald Trump licenzia Pam Bondi. Ma attenzione: non è una buona notizia. Non è stata cacciata perché ha piegato il Dipartimento di Giustizia agli interessi politici del presidente. È stata cacciata perché non ci è riuscita abbastanza. Non ha chiuso davvero il caso Epstein, che continua a tormentare la Casa Bianca e a creare crepe perfino nella base MAGA. Non è riuscita a portare in tribunale i nemici politici di Trump. E soprattutto non è riuscita a rendere tutto questo credibile. Per Trump, è un fallimento. Al suo posto, ad interim, arriva il vice al DOJ Todd Blanche, già suo ex avvocato personale. E tra i possibili successori circola il nome di Lee Zeldin, capo dell’EPA e uomo di stretta fiducia di Trump. Ma il problema non era Bondi. Era il compito impossibile che le era stato assegnato: usare la giustizia come arma politica senza lasciare tracce. E qui sta il punto più inquietante: il prossimo Attorney General non dovrà essere più indipendente. Dovrà essere più efficace. Più capace di trasformare il Dipartimento di Giustizia in uno strumento politico senza farsi bloccare dai giudici. Chi verrà dopo potrebbe essere semplicemente più bravo a fare quello che Bondi non è riuscita a fare.
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