Il Regno Unito ospiterà questa settimana un vertice internazionale con 35 Paesi per affrontare la crisi dello Stretto di Hormuz, bloccato da Teheran in risposta agli attacchi statunitensi e israeliani. L’annuncio del premier Keir Starmer segna un’accelerazione diplomatica nel tentativo di riaprire una delle arterie energetiche più cruciali del pianeta, da cui transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La ministra degli Esteri Yvette Cooper presiederà l’incontro, che si svolgerà in formato virtuale e vedrà la partecipazione di nazioni europee, asiatiche e mediorientali.
Tra gli obiettivi: garantire la sicurezza delle navi bloccate, ripristinare la libera navigazione e coordinare piani per la bonifica delle mine e la protezione delle petroliere. Starmer ha sottolineato che il summit non sarà una piattaforma bellica, ma un’occasione per “valutare tutte le misure diplomatiche e politiche praticabili” e costruire una coalizione di Paesi volenterosi, al di fuori del quadro NATO. La mossa arriva in un momento di tensione crescente tra Londra e Washington, con Starmer che prende le distanze dalla linea dura di Trump e rilancia una cooperazione più stretta con l’Unione Europea.
“Non saremo trascinati in guerra”, ha dichiarato il premier, “ma non possiamo restare inerti mentre il mondo rischia una paralisi energetica”. La dichiarazione congiunta firmata il mese scorso da Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Giappone e altri Paesi ha già posto le basi per un’azione coordinata. Ora, il vertice punta a trasformare quell’intesa in un piano operativo, con il coinvolgimento di strateghi militari e tecnici navali. Secondo fonti diplomatiche, si valutano anche contributi diretti da parte di Stati del Golfo, Australia e Corea del Sud.





