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Trump: “Teheran vuole la tregua”, ma l’Iran nega. E attacca la Nato

Trump: “Teheran vuole la tregua”, ma l’Iran nega. E attacca la Nato

Il Presidente americano prevede una fine rapida del conflitto e parla di contatti sul cessate il fuoco legati allo Stretto di Hormuz. Poi minaccia il ritiro dall’Alleanza, definita inefficace. Londra convoca un vertice per oggi
giovedì, 2 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Il conflitto con l’Iran e il rapporto con la Nato. Due argomenti distinti, ma collegati, sono stati ieri al centro dei pensieri di Donald Trump. Ovviamente, nel suo stile: in maniera roboante. Per prima cosa il Tycoon ha detto che Teheran ha chiesto un cessate il fuoco, ma dalla Repubblica islamica è arrivata una smentita. E appena qualche ora prima il Presidente degli Stati Uniti ha messo in discussione la permanenza americana nell’Alleanza Atlantica, definita “una tigre di carta”.

Capitolo Iran

Ma entriamo nello specifico sul conflitto in Iran. Ebbene, ieri mattina (chiaramente orario italiano) il capo della Casa Bianca ha spiegato che la guerra può chiudersi in tempi brevi, “due o tre settimane”. Ma con una condizione precisa per arrivare a una tregua: la riapertura dello Stretto di Hormuz. Poi, nel pomeriggio, in un messaggio su Truth, il Presidente ha aggiunto che il nuovo Presidente iraniano aveva avanzato una richiesta di cessate il fuoco. Una richiesta che però dovrà essere valutata da Washingtonsolo dopo il ripristino della piena operatività della rotta marittima.Fino a quel momento, ha tenuto a precisare, le operazioni militari proseguiranno.

Ma questa versione di Trump ha trovato una replica immediata da parte dell’ufficio del Presidente Masoud Pezeshkian che in pratica ha escluso qualsiasi cambio di posizione. Anzi, il vice portavoce Mehdi Tabatabaei ha precisato che la linea iraniana resta centrata sulla difesa dell’integrità nazionale e ha negato che sia stata avanzata una richiesta di tregua agli Stati Uniti. In più anche il ministero degli Esteri ha respinto l’ipotesi di negoziati diretti con Washington.

Quale è la verità? Difficile dirlo, ma ufficiosamente sembra che qualcosa si stia muovendo. Almeno ha quanto ha riferito il sito Axios secondo il quale funzionari statunitensi discutono un possibile accordo: cessate il fuoco in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Le stesse fonti hanno sottolineato l’incertezza sull’esito delle trattative e non hanno chiarito se i contatti avvengano in modo diretto o tramite mediatori. Trump, secondo quanto riferito, affronta il tema con consiglieri interni ed esterni all’amministrazione.

Di certo la crisi nello Stretto resta il nodo centrale. La chiusura della rotta ha effetti immediati sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento. Per questo il Regno Unito avvia un’iniziativa diplomatica. Il Premier Keir Starmer ha annunciato per oggi un vertice con leader e ministri di 35 Paesi, tra cui l’Italia, con l’obiettivo di individuare soluzioni politiche e strumenti per garantire la sicurezza della navigazione.

Alleanza atlantica

Ma torniamo all’argomento legato all’Alleanza atlantica. In un’intervista rilasciata al ‘Telegraph’ Trump ha detto di valutare il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato. Il motivo? Il mancato sostegno europeo nel confronto con Teheran sostenendo che l’Alleanza non risponde più agli interessi americani. “Non sono mai stato convinto” le due parole.

A dar manforte al numero uno a stelle e Striscie ecco anche il Segretario di Stato Marco Rubio che difatti ha confermato la possibilità di una revisione del ruolo americano nell’organizzazione. Rubio nello specifico ha posto il tema della reciprocità tra Stati Uniti ed Europa e ha parlato della necessità di verificare se l’Alleanza continui a svolgere la propria funzione.

Ovviamente le dichiarazioni della Casa Bianca hanno provocato alcune reazioni. Starmer stesso per esempio ha parlato dell’efficacia della Nato sul piano militare. Da Bruxelles sono arrivate posizioni simili e fonti dell’Alleanza hanno invitato alla cautela e hanno ricordato alcune precedenti uscite di Trump, interpretate come strumenti di pressione politica più che come decisioni operative immediate.

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