L’Australia ha lanciato un duro monito contro Meta, Snapchat, TikTok e YouTube, accusandoli di non rispettare pienamente la legge che vieta ai minori di 16 anni di aprire o mantenere account sulle loro piattaforme.
A tre mesi dall’entrata in vigore del divieto, il commissario per la sicurezza online Julie Inman Grant ha pubblicato un rapporto che evidenzia “gravi falle sistemiche” nei controlli sull’età, con milioni di adolescenti ancora attivi sui social nonostante le restrizioni.
Secondo il documento, le piattaforme consentono tentativi illimitati per aggirare i sistemi di verifica, e in alcuni casi invitano gli utenti a riprovare anche dopo aver dichiarato di essere minorenni.
Il governo australiano, che ha introdotto la normativa a dicembre 2025, considera la situazione “inaccettabile” e sta valutando azioni legali contro le aziende coinvolte.
Le sanzioni potrebbero arrivare fino a 49,5 milioni di dollari australiani per ciascuna società. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha accusato le Big Tech di “fare il minimo indispensabile” per sabotare una legge che potrebbe diventare modello globale. “Queste aziende vogliono che il nostro esperimento fallisca, perché temono che altri Paesi seguano il nostro esempio”, ha dichiarato.
Il divieto australiano è infatti il primo al mondo a imporre un limite così netto, e ha già attirato l’attenzione di governi europei e asiatici. Meta ha replicato affermando di essere impegnata nel rispetto delle regole, ma ha sottolineato le difficoltà tecniche nel determinare con precisione l’età online. Snapchat ha dichiarato di aver bloccato oltre 450.000 account e di continuare a intervenire quotidianamente.
Tuttavia, secondo i dati raccolti, il 70% dei minori che avevano un account su Instagram, TikTok e Snapchat prima del divieto è riuscito a mantenerlo, mentre quasi la metà è ancora attiva su YouTube. La decisione finale sull’eventuale avvio di procedimenti legali è attesa entro metà anno.





