Cina e Pakistan hanno presentato un piano di pace in cinque punti per fermare la guerra in Medio Oriente, proponendosi come mediatori in una fase in cui il conflitto rischia di destabilizzare l’intera regione.
L’iniziativa è stata annunciata a Pechino dopo l’incontro tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo pakistano Ishaq Dar, e punta a ottenere un cessate il fuoco immediato, l’avvio di colloqui diretti tra le parti e la cessazione degli attacchi contro civili e infrastrutture non militari, incluse quelle energetiche.
Il piano prevede inoltre il ripristino del passaggio sicuro per le navi civili e commerciali nello Stretto di Hormuz, un punto critico per il traffico energetico globale, e la definizione di un accordo di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. La proposta arriva mentre la guerra continua a generare tensioni economiche e geopolitiche, con ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza marittima.
La mossa congiunta di Pechino e Islamabad non è casuale: entrambi i Paesi hanno interesse a stabilizzare la regione, sia per ragioni economiche sia per il loro ruolo crescente nella diplomazia internazionale.
Il Pakistan, in particolare, è uno dei pochi attori con canali aperti sia con l’Iran sia con gli Stati Uniti, e negli ultimi mesi ha intensificato gli sforzi per proporsi come mediatore credibile in più tavoli negoziali.
La proposta è stata accolta con cautela dalle cancellerie occidentali, che riconoscono il peso diplomatico della Cina ma restano scettiche sulla possibilità di un rapido cessate il fuoco. Tuttavia, il piano in cinque punti segna un tentativo concreto di riportare la crisi su un terreno negoziale, in un momento in cui la diplomazia internazionale fatica a trovare spazi di manovra.
Per ora, resta da capire se le parti coinvolte accetteranno di sedersi al tavolo. Ma il messaggio è chiaro: Pechino e Islamabad vogliono giocare un ruolo centrale nella definizione del futuro equilibrio mediorientale.





