Donald Trump rilancia sul fronte iraniano e apre uno scontro diretto anche con gli alleati. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di “considerare seriamente” il ritiro dalla Nato, definendo l’Alleanza una “tigre di carta”, mentre ha sostenuto che la guerra con l’Iran “sta giungendo al termine” e potrebbe concludersi “entro due o tre settimane”.
Trump parlerà alla nazione alle 21 ora locale, (le 3 in Italia), per annunciare “importanti nuove informazioni sull’Iran”, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca. In un’intervista, il presidente ha anche affermato che “l’Iran vuole l’accordo più di quanto lo vogliamo noi” e ha ribadito che gli Stati Uniti non permetteranno a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Sulla Nato, il segretario di Stato Marco Rubio ha rafforzato la linea, dichiarando che Washington dovrà “riesaminare” il rapporto con l’Alleanza una volta concluso il conflitto.
Nonostante le tensioni, il petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile, con il Wti a 97,05 dollari e il Brent a 98,07, mentre anche il gas europeo ha registrato un calo.
Iran: “Crimine di guerra se colpite le infrastrutture”
L’Iran ha protestato alle Nazioni Unite contro le minacce statunitensi di distruggere infrastrutture e l’isola petrolifera di Kharg. L’ambasciatore iraniano Saeed Iravani ha parlato di “catastrofe umanitaria” e di un’azione che “sarà considerata un crimine di guerra”.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato lo scambio di messaggi con l’inviato americano Steve Witkoff, precisando però che “questo non significa che siamo in trattative” e che “il livello di fiducia è pari a zero”. In parallelo, Mojtaba Khamenei ha inviato un messaggio al leader di Hezbollah Naim Qassem promettendo “pieno sostegno al movimento di resistenza”.
Emirati pronti a intervenire su Hormuz
Secondo il Wall Street Journal, gli Emirati Arabi Uniti starebbero valutando un intervento militare al fianco degli Stati Uniti per forzare l’apertura dello Stretto di Hormuz, dopo gli attacchi iraniani nella regione. La mossa renderebbe Abu Dhabi il primo Paese del Golfo a entrare direttamente in guerra.
Nel frattempo, un drone intercettato negli Emirati ha provocato la morte di un cittadino del Bangladesh a Fujairah, mentre una petroliera collegata alla compagnia statale del Qatar è stata colpita da un missile da crociera iraniano. L’equipaggio è stato evacuato senza vittime.
Un’altra petroliera è stata danneggiata da un “proiettile non identificato” a circa 30 chilometri da Doha, secondo l’agenzia marittima britannica Ukmto.
Raid e escalation militare
Israele ha annunciato un “vasto attacco” contro obiettivi a Teheran, con esplosioni segnalate in diversi quartieri della capitale. Tra i siti colpiti anche la fabbrica farmaceutica Tofigh Daru, che secondo Teheran produceva materie prime per farmaci ospedalieri, mentre Israele sostiene fosse coinvolta in un programma di armi chimiche. Nel frattempo, un missile balistico è stato intercettato su Israele e tre esplosioni sono state udite a Beirut.
Un raid ha inoltre danneggiato l’ex complesso dell’ambasciata statunitense a Teheran, oggi controllato dalle Guardie Rivoluzionarie. Droni iraniani hanno colpito l’aeroporto del Kuwait provocando un vasto incendio ai serbatoi di carburante, senza vittime.
Nel Libano meridionale di Beirut, attacchi israeliani hanno causato sette morti e 24 feriti. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un “alto comandante” di Hezbollah.
Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele “condotto congiuntamente con Iran e Hezbollah”, mentre l’Idf ha intercettato un missile lanciato dallo Yemen verso il sud del Paese.





