L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella per l’atterraggio di bombardieri diretti verso il Medio Oriente. La richiesta americana riguardava assetti con profilo operativo e non semplicemente logistico, circostanza che avrebbe richiesto un iter autorizzativo diverso e tempi non compatibili con una procedura d’urgenza. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è stato motivato dal fatto che la richiesta “non rientrava nelle attività logistiche previste dagli accordi bilaterali” e che per autorizzazioni di questo tipo sarebbe necessario un passaggio parlamentare.
Palazzo Chigi ha sottolineato che “i rapporti con gli Stati Uniti restano solidi” e che l’Italia continua a garantire l’utilizzo delle basi per attività logistiche, di sorveglianza e supporto nel rispetto degli accordi esistenti. Anche la Francia, nel fine settimana, ha rifiutato a Israele l’uso del proprio spazio aereo per il trasporto di armi americane destinate alla guerra contro Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump ha reagito attaccando gli alleati. “A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz… fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo e basta”, ha scritto su Truth, aggiungendo che “gli Usa non saranno più lì ad aiutarvi”. In un’intervista ha inoltre sostenuto che il conflitto “non durerà ancora a lungo” e che “non deve accadere molto altro per dichiarare la vittoria”.
Pentagono: fase decisiva
Washington insiste che “i prossimi giorni saranno decisivi” per l’esito del conflitto. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha parlato di una fase decisiva: “Stiamo negoziando ma siamo pronti a continuare, i prossimi giorni saranno decisivi”, sostenendo che i bombardamenti stanno “minando il morale delle forze armate iraniane” con “diserzioni diffuse”. Il capo degli Stati maggiori Dan Caine ha aggiunto che negli ultimi trenta giorni gli Stati Uniti hanno colpito “circa 11.000 obiettivi” e “neutralizzato” oltre 150 navi iraniane.
Pressione diplomatica europea
Sul piano diplomatico, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato al telefono con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, sollecitando “de-escalation e moderazione” e chiedendo di “garantire la libertà di navigazione a Hormuz”. Fonti europee indicano che Teheran non esclude un ruolo dell’Onu per la sicurezza della rotta.
Blackout in Iran, raid su Israele
Sul terreno, violente esplosioni sono state segnalate ieri a Teheran, Isfahan e Zanjan durante i raid statunitensi e israeliani. Media iraniani parlano di “siti militari” colpiti a Isfahan, mentre a Teheran si sono verificati blackout in diversi quartieri. Secondo il ministero della Salute iraniano, un impianto di desalinizzazione sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, è stato messo fuori uso da un attacco. L’Iran ha risposto con nuovi lanci di missili contro Israele. Secondo Haaretz undici persone sono rimaste lievemente ferite nel centro del Paese, con impatti segnalati a Tel Aviv, Bnei Brak e Petah Tikva. Detriti di intercettazioni hanno provocato quattro feriti lievi anche a Dubai, mentre esplosioni sono state udite a Riad. Secondo stime israeliane, a Teheran restano tra i “300 e i 400 missili balistici”, conservati in aree sotterranee difficili da colpire.
L’ambasciatore russo in Iran Aleksej Dedov ha assicurato che le navi di Mosca “non stanno riscontrando problemi” nel passaggio nello stretto, coordinando “le questioni di sicurezza con la parte iraniana”. Intanto la guerra si estende anche al Libano. Una fonte Onu ha riferito all’Afp che il casco blu indonesiano ucciso domenica è stato colpito da fuoco israeliano, probabilmente da un carro armato. In due giorni sono morti tre peacekeeper della missione Unifil.
Minacce e pedaggio a Hormuz
Teheran ha inoltre minacciato gli Emirati Arabi Uniti. Se continueranno a cooperare con Washington, “l’Iran prenderà di mira il porto di Fujairah… e il suo importante oleodotto”, ha dichiarato una fonte citata dall’agenzia Fars. Il Parlamento iraniano ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le navi nello Stretto di Hormuz, rivendicando il “ruolo sovrano” dell’Iran su una rotta da cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas. Sul fronte interno iraniano, il Consiglio Nazionale della Resistenza ha denunciato l’esecuzione di quattro oppositori in 48 ore, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha smentito il lancio di un missile contro la Turchia, definendolo “completamente infondato” e parlando di “attacco sotto falsa bandiera”.





