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Base di Sigonella, stop italiano ai voli Usa senza autorizzazione

Per il Governo non è in discussione il rapporto con gli Stati Uniti, ma ci sono trattati da rispettare. Crosetto: “Nessuna sospensione delle basi”. Meloni riferirà il 9 aprile
mercoledì, 1 Aprile 2026
3 minuti di lettura

C’è un precedente che pesa ed è ben inciso nella memoria della politica italiana: Sigonella, Sicilia, 1985. Allora fu il confronto tra il Governo guidato da Craxi e gli Stati Uniti dell’amministrazione Reagan a segnare un punto fermo sull’autonomia decisionale italiana dentro l’alleanza con Washington. Quarant’anni dopo, quella base torna al centro di una scelta che richiama, almeno nella forma, quella stagione. Questa volta l’Italia ha detto no agli Stati Uniti sull’uso della base di Sigonella per operazioni dirette in Medio Oriente. Una decisione, questa, risalente a qualche giorno fa, ma che solo ieri ha avuto eco.

Ma cosa è successo? Tutto è nato da un piano di volo di alcuni velivoli militari americani che prevedeva uno scalo nella base siciliana prima di proseguire verso l’area di crisi. Il piano, però, non è stato accompagnato da una richiesta formale né da una consultazione preventiva con le autorità italiane. Dallo Stato maggiore dell’Aeronautica l’informazione ha raggiunto il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano. I controlli hanno chiarito subito il punto: non si trattava di voli logistici né di attività già previste dagli accordi bilaterali, ma si trattava di operazioni che richiedevano un’autorizzazione esplicita del Governo. Quando la segnalazione è arrivata ai vertici militari, sono scattate le verifiche. A quel punto è intervenuto direttamente il Ministro della Difesa Guido Crosetto. La decisione è stata netta: nessuna autorizzazione, niente atterraggio a Sigonella. Portolano, su mandato del Ministro, ha informato il comando statunitense. La motivazione è stata formale, ma sostanziale: senza richiesta e senza via libera politico, la base non può essere utilizzata.

Procedure

Il Governo ieri ha insistito su questo punto. Non è in discussione il rapporto con gli Stati Uniti, né l’alleanza. È una questione di procedure e di rispetto degli accordi. I trattati distinguono tra attività già consentite e operazioni che escono da quel perimetro. In questi casi serve, e serviva, una decisione politica e il coinvolgimento del Parlamento. Palazzo Chigi ha ribadito proprio questa linea tramite una nota in cui è stato spiegato che ogni richiesta viene esaminata caso per caso e che non esistono tensioni con Washington. I rapporti con l’America, insomma, restano solidi e improntati a collaborazione. A rafforzare questa linea è intervenuto Crosetto, che su X ha dichiarato: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento e alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni”. Crosetto ha inoltre ribadito che “non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”. In pratica, l’Italia agisce nel rispetto dei trattati internazionali e delle prerogative parlamentari.
Il passaggio ora si sposta in Aula. Giorgia Meloni riferirà alla Camera il 9 aprile. L’informativa servirà a chiarire i contorni della vicenda e a definire la linea politica in un contesto segnato dall’escalation in Medio Oriente.

I commenti

Nella maggioranza la decisione è stata letta come coerente. Il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi ha richiamato il rispetto dei trattati e la scelta di non coinvolgere l’Italia in operazioni non autorizzate. Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, ha parlato di responsabilità e di coerenza tra le posizioni espresse in Parlamento e le scelte operative. Dall’opposizione sono arrivate richieste di chiarimento. La leader del Pd Elly Schlein ha chiesto una posizione esplicita sull’uso delle basi italiane e un passaggio parlamentare pieno. Il Deputato di Avs Angelo Bonelli ha sollevato il tema del ruolo dell’Italia nelle operazioni militari e ha invitato l’esecutivo a una linea più netta.

Critiche sono arrivate anche da Nicola Fratoianni (sempre di Avs), che ha dichiarato: “Quella sulla posizione italiana sull’utilizzo della base militare di Sigonella sembrava una buona notizia, ma è durata pochissimo: Palazzo Chigi è arrivato subito a smentire e a chiarire che non cambia nulla nei rapporti con gli Stati Uniti. Insomma le basi americane in Italia restano in funzione, noi lo sapevamo. Continueranno a essere complici di una guerra illegale, quella scatenata da America e Israele contro l’Iran”.

Sulla stessa linea anche il Segretario di Più Europa Riccardo Magi: “Nessun atto di eroismo del Governo, ma solo l’applicazione di quanto prevedono gli accordi. Su Sigonella, piuttosto, emerge il totale cortocircuito di un esecutivo che ha scelto la via del rapporto di sudditanza con l’amministrazione Trump e ora persino il rispetto degli accordi diventa fonte di imbarazzo per Meloni e Crosetto. Ed è preoccupante che, proprio sulla base di questo rapporto, gli Usa usino l’Italia come zerbino. Piuttosto il governo dovrebbe spiegare cosa intende fare in futuro rispetto all’impiego delle basi americane nel Golfo: quando Meloni verrà in aula, ci aspettiamo che spieghi anche questo”.

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