Nella cittadina di Petite-Rivière de l’Artibonite, nella zona centrale di Haiti, sono scoppiati scontri nelle prime ore di domenica mattina, a seguito di una guerra tra una potente banda criminale e un gruppo di vigilantes. La notizia è stata confermata all’Associated Press da funzionari regionali. Le bande armate, sempre più organizzate e meglio equipaggiate, hanno trasformato le strade in un campo di battaglia, costringendo migliaia di persone a barricarsi in casa o a fuggire verso zone considerate relativamente più sicure. L’ultimo scontro, esploso all’alba tra due gruppi rivali, ha paralizzato completamente la vita urbana: scuole chiuse, ospedali sotto pressione, negozi saccheggiati e una rete elettrica intermittente che amplifica il senso di assedio. Secondo le autorità locali,la situazione è precipitata quando una coalizione criminale ha tentato di prendere il controllo del commissariato centrale, simbolo dell’ormai fragile presenza dello Stato.
La polizia, numericamente inferiore e priva di mezzi adeguati, ha resistito per ore prima di ritirarsi, lasciando interi quartieri in mano ai gruppi armati. Le testimonianze dei residenti parlano di case incendiate, posti di blocco improvvisati e sparatorie che si protraggono anche durante la notte, rendendo impossibile qualsiasi forma di normalità. La crisi non è un episodio isolato, ma il riflesso di un collasso istituzionale che da anni erode il Paese. L’assenza di un governo stabile, la povertà estrema e il traffico di armi provenienti dall’estero hanno alimentato un ecosistema criminale che oggi domina vaste aree del territorio. Le organizzazioni umanitarie denunciano un peggioramento drammatico delle condizioni di vita: mancano acqua potabile, medicinali e cibo, mentre gli sfollati interni aumentano di giorno in giorno. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, ma gli interventi restano limitati e frammentati.





