Donald Trump alterna aperture diplomatiche e minacce militari verso l’Iran. Il presidente statunitense ha dichiarato che “ci sono state buone trattative” e che un accordo “potrebbe esserci a breve”, sostenendo che Washington stia negoziando “direttamente e indirettamente” con Teheran.
Secondo Trump, l’Iran avrebbe accettato gran parte di un piano in quindici punti proposto dagli Stati Uniti. Allo stesso tempo ha lanciato un avvertimento esplicito: “Grandi progressi sono stati fatti, ma se per qualsiasi ragione un accordo non sarà raggiunto e lo Stretto di Hormuz non sarà aperto immediatamente, distruggeremo completamente la rete energetica, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg”.
Trump ha parlato anche di un possibile “cambio di regime” in Iran, sostenendo che la nuova leadership sarebbe “più ragionevole”, pur ammettendo che “non si sa mai con l’Iran”. Alla domanda su un intervento di terra ha risposto: “Abbiamo molte opzioni”. Il presidente ha inoltre promesso una risposta all’attacco contro la raffineria di Haifa: “Lo vedrete presto”, ha dichiarato al New York Post.
Teheran: “Proposte Usa irragionevoli”
La replica iraniana è arrivata dal portavoce del ministero degli Esteri, che ha definito le richieste americane “eccessive e irragionevoli”. Teheran ha negato contatti diretti con Washington, precisando che eventuali messaggi sarebbero stati trasmessi tramite intermediari, tra cui il Pakistan. Parallelamente, il Parlamento iraniano valuta il ritiro dal Trattato di non proliferazione nucleare. “A cosa serve essere membri di un Trattato se non si possono esercitare i diritti che esso garantisce?”, ha affermato il portavoce, aggiungendo che l’adesione “non porta alcun beneficio”. Nonostante ciò, il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di possibili divisioni interne al potere iraniano: “Ci sono persone che, in privato, stanno dicendo le cose giuste”. Rubio ha inoltre avvertito che non sarà consentito all’Iran “il controllo permanente dello Stretto di Hormuz”.
Sanzioni, Hormuz, diplomazia
Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato fino al 13 aprile 2027 le sanzioni contro l’Iran per violazioni dei diritti umani. Le misure prevedono congelamento dei beni, divieto di viaggio e restrizioni all’esportazione di tecnologie utilizzabili per la repressione interna. L’elenco comprende 262 persone e 53 entità. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che nel tempo gli Stati Uniti “riprenderanno il controllo” dello Stretto di Hormuz. Il mercato petrolifero, ha aggiunto, è in deficit di circa “10-12 milioni di barili al giorno”, ma il rilascio di riserve strategiche e accordi internazionali contribuirebbero a compensare la carenza.
Il premier britannico Keir Starmer ha ribadito che Londra non parteciperà al conflitto: “Questa non è la nostra guerra e non ci lasceremo trascinare dentro”. La Farnesina ha espresso “pieno sostegno” al cardinale Pierbattista Pizzaballa dopo il diniego di accesso al Santo Sepolcro, affermando che “ulteriori commenti da parte di funzionari non aiutano a far progredire il confronto”.
Nuovi attacchi nella regione
Sul piano militare, la NATO ha intercettato un quarto missile iraniano entrato nello spazio aereo turco, secondo il ministero della Difesa di Ankara. In Kuwait un attacco contro un impianto di desalinizzazione ha provocato un morto e gravi danni; Teheran ha negato la responsabilità accusando Israele. A Haifa la raffineria di Bazan è stata colpita dai detriti di un missile intercettato, mentre un razzo lanciato dal Libano è stato abbattuto dalla difesa aerea israeliana senza vittime.
Secondo i media israeliani, l’Idf avrebbe inoltre colpito una struttura dei Pasdaran all’interno dell’Università Imam Hossein di Teheran, ritenuta un sito di ricerca militare. Nel sud del Libano un soldato libanese è stato ucciso e altri due feriti in un raid israeliano. Secondo un rapporto citato dal New York Times, due caschi blu dell’Unifil sono morti e diversi altri sono rimasti feriti quando il loro convoglio è stato “investito da un’esplosione di cui non si conoscono ancora le cause” nei pressi di Bani Hayyan. Il giorno precedente un militare indonesiano era stato ucciso, portando a tre il bilancio complessivo.





