Le Maldive hanno comunicato ufficialmente al Regno Unito di non riconoscere l’accordo siglato con Mauritius sulle Isole Chagos, riaccendendo una disputa geopolitica che dura da decenni e che coinvolge sovranità, diritto internazionale e interessi strategici nel cuore dell’Oceano Indiano. Il governo maldiviano ha dichiarato che qualsiasi intesa riguardante la delimitazione marittima o la gestione dell’arcipelago non può essere considerata valida senza il consenso diretto di Malé, che rivendica diritti storici e geografici sulle acque circostanti. La posizione delle Maldive arriva in un momento particolarmente delicato.
Nel 2019 la Corte Internazionale di Giustizia aveva stabilito che il Regno Unito dovesse porre fine alla sua amministrazione sulle Chagos, restituendole a Mauritius. Londra, pur accettando di avviare negoziati, ha mantenuto il controllo dell’arcipelago, dove si trova la base militare statunitense di Diego Garcia, uno dei punti nevralgici della presenza americana nell’Indo‑Pacifico. L’accordo tra Regno Unito e Mauritius, annunciato come un passo verso la normalizzazione, è stato invece percepito dalle Maldive come un atto unilaterale che ignora le loro rivendicazioni.
Secondo il governo maldiviano, la questione non riguarda solo la sovranità sulle Chagos, ma anche la definizione delle zone economiche esclusive e dei confini marittimi, cruciali per la pesca e per le risorse sottomarine. Malé teme che un’intesa bilaterale tra Londra e Port Louis possa ridisegnare gli equilibri regionali senza tener conto degli Stati vicini, creando un precedente pericoloso. La reazione britannica è stata prudente, ma fonti diplomatiche ammettono che la posizione maldiviana complica un dossier già sensibile. Mauritius, dal canto suo, ha ribadito che la restituzione delle Chagos è un processo riconosciuto dal diritto internazionale e che le Maldive non possono bloccare un accordo che riguarda la decolonizzazione dell’arcipelago.





