La crisi del carburante che sta investendo l’Australia, alimentata dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni con l’Iran, sta costringendo i governi statali a misure sempre più drastiche. Con centinaia di stazioni di servizio rimaste senza benzina o diesel — oltre 550 a livello nazionale, secondo i dati più recenti — due Stati hanno deciso di offrire il trasporto pubblico gratuito per alleggerire la domanda di carburante e contenere il caos logistico che sta paralizzando intere comunità. Il Nuovo Galles del Sud, lo Stato più popoloso, è stato tra i primi a valutare misure di gestione della domanda, tra cui razionamento, lavoro da casa e incentivi all’uso dei mezzi pubblici.
Con 289 stazioni senza almeno un tipo di carburante e 162 in Victoria, la pressione sulle reti di trasporto è diventata insostenibile. L’offerta di trasporto gratuito mira a ridurre gli spostamenti in auto, evitare acquisti dettati dal panico e garantire che i servizi essenziali — dalla raccolta dei rifiuti alle consegne — possano continuare a funzionare. La decisione arriva mentre il governo federale tenta di coordinare una risposta nazionale, dopo aver convocato una task force per gestire la distribuzione del carburante e rifornire le aree rurali più colpite. Le autorità insistono sul fatto che le carenze siano dovute soprattutto a picchi di domanda, ma la guerra in Iran ha reso il mercato estremamente volatile, con prezzi in aumento e timori di interruzioni nelle forniture.
L’iniziativa dei due Stati australiani rappresenta un tentativo concreto di contenere l’emergenza, ma evidenzia anche la vulnerabilità del Paese, fortemente dipendente dalle importazioni di carburante. In un contesto in cui la crisi energetica rischia di protrarsi, il trasporto pubblico gratuito diventa non solo una misura tampone, ma un segnale politico: la mobilità collettiva può essere una valvola di sicurezza quando il sistema energetico vacilla.





