Il porto di Salalah, snodo strategico per il traffico marittimo tra Asia, Africa ed Europa, si è improvvisamente fermato. APM Terminals, controllata dal colosso danese Maersk, ha sospeso le operazioni per almeno 48 ore dopo un attacco con droni che ha colpito le infrastrutture portuali nella mattinata di sabato. L’incidente, definito “di sicurezza” dalla compagnia, ha danneggiato una gru del terminal e costretto all’evacuazione immediata del personale. Un lavoratore è rimasto ferito, mentre le navi e i carichi non hanno subito danni diretti. L’episodio si inserisce in un contesto regionale sempre più instabile. Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele stanno travolgendo il Medio Oriente, con ripercussioni dirette sulle rotte commerciali e sulle infrastrutture energetiche.
Il porto di Salalah, già bersaglio in passato, è tornato nel mirino, evidenziando la vulnerabilità di snodi vitali per la logistica globale. I serbatoi di carburante colpiti hanno provocato incendi visibili anche online, mentre le autorità locali e le forze di sicurezza hanno intercettato altri droni in avvicinamento. Maersk ha confermato che l’equipaggio è al sicuro e che le procedure di emergenza sono state attivate tempestivamente. Tuttavia, l’interruzione delle attività in uno dei principali hub del Golfo potrebbe avere effetti a catena sulla catena di approvvigionamento internazionale, costringendo le compagnie di navigazione a rivedere rotte e strategie di bunkeraggio.
In un momento in cui lo Stretto di Hormuz è già sotto pressione, il blocco di Salalah rappresenta un ulteriore campanello d’allarme per l’economia marittima globale. La sicurezza delle infrastrutture portuali torna al centro del dibattito, mentre le compagnie si trovano a navigare in acque sempre più turbolente.


