L’escalation militare entra in una nuova fase con il bombardamento congiunto di Stati Uniti e Israele contro il porto iraniano di Bandar Khamir, nello Stretto di Hormuz. Secondo le autorità locali, l’attacco ha causato almeno cinque morti e quattro feriti, con danni a navi e infrastrutture portuali. L’area colpita si trova in un punto strategico per il traffico energetico globale, già compromesso da settimane di tensioni militari.
Parallelamente, fonti citate dal Washington Post riferiscono che il Pentagono starebbe preparando piani per operazioni di terra limitate, con incursioni che potrebbero durare settimane. Nella regione sarebbero già arrivati migliaia di Marines. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che gli Stati Uniti possono raggiungere gli obiettivi anche senza truppe di terra, ma la pianificazione militare sarebbe in fase avanzata.
Teheran ha reagito con toni durissimi. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito che l’Iran è pronto a “punire” i partner regionali degli Stati Uniti in caso di invasione, sostenendo che Washington parla di negoziati mentre prepara un attacco. I Pasdaran hanno minacciato rappresaglie contro “obiettivi dei nemici”, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato Israele di “assassinio mirato” dopo la morte di tre giornalisti in Libano.
Sul piano diplomatico proseguono i tentativi di mediazione. Arabia Saudita, Turchia ed Egitto partecipano a Islamabad a colloqui per il cessate il fuoco. Il segretario di Stato Usa ha sostenuto che il conflitto potrebbe concludersi “in settimane”, mentre Mosca ha avvertito che le conseguenze della guerra saranno “devastanti e a lungo termine”.
Attacchi incrociati nel Golfo
La risposta iraniana si è tradotta in una nuova ondata di missili e droni contro diversi Paesi del Golfo. Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno attivato le difese aeree e intercettato più attacchi. In Bahrein le sirene sono risuonate mentre un impianto industriale dell’alluminio è stato colpito, con due feriti lievi. Anche gli Emirati hanno dichiarato di essere impegnati nel contrasto a “minacce missilistiche e droni”.
Israele ha riferito di aver intercettato un missile balistico proveniente dall’Iran, con sirene attivate nel sud del Paese. Le Forze di difesa israeliane hanno inoltre condotto nuovi raid su depositi e centri di comando mobili a Teheran, sostenendo di aver colpito infrastrutture dell’industria bellica.
Nel frattempo Hezbollah ha rivendicato attacchi missilistici contro basi israeliane nel nord, mentre dal Yemen gli Houthi hanno lanciato un nuovo missile verso Israele, intercettato dalle difese aeree.
In questo quadro tesissimo, a Gerusalemme la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino Pierbattista Pizzaballa e al Custode di Terra Santa Francesco Ielpo di entrare al Santo Sepolcro per la messa della Domenica delle Palme.
La guerra si estende anche ad altri teatri. In Siria sono stati abbattuti droni lanciati dall’Iraq contro una base statunitense. In Libano un soldato israeliano è stato ucciso in combattimento, mentre Israele ha condotto per la prima volta un’incursione dalla Siria verso il Libano meridionale.
Media iraniani hanno inoltre diffuso immagini di un aereo radar statunitense distrutto in Arabia Saudita, definendolo un colpo significativo per Washington. Secondo le stesse fonti sarebbero stati danneggiati anche velivoli cisterna.
Allarme nel Mar Rosso
L’Unione Europea ha lanciato un avvertimento sul rischio di nuovi attacchi Houthi contro il traffico commerciale nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. La missione navale europea ha sottolineato che le capacità militari del gruppo restano “intatte e considerevoli”, invitando gli armatori alla massima cautela. Con lo Stretto di Hormuz già fortemente limitato, la crisi sta alimentando l’impennata dei prezzi energetici.





