L’ingresso diretto degli Houthi nel conflitto ha segnato un nuovo salto dell’escalation regionale, seguito dal rafforzamento militare statunitense in Medio Oriente. I ribelli yemeniti sostenuti da Teheran hanno lanciato due missili balistici contro Israele, entrambi intercettati. Secondo fonti della sicurezza israeliana, “entrambi i missili sono stati intercettati e non hanno causato né feriti né danni”. Un esponente del movimento ha inoltre minacciato la chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb, snodo attraverso cui transita circa un ottavo del commercio mondiale, alimentando i timori sulle rotte energetiche. Il ministero della Sanità israeliano ha riferito che nelle ultime 24 ore 142 persone sono state ricoverate per ferite legate al conflitto, portando il totale a 5.689 dall’inizio della guerra. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf ha avvertito che la “feroce risposta” di Teheran “accelererà il collasso” delle forze israeliane.
Usa nel Golfo
Il Comando centrale statunitense ha confermato che il 27 marzo marinai e marines a bordo della USS Tripoli sono entrati nell’area operativa mediorientale. L’unità “funge da ammiraglia per la 31ª unità di spedizione dei Marines composta da circa 3.500 marinai e fanti di marina”, con velivoli e mezzi anfibi. Sempre secondo il New York Times, circa venti militari americani sono rimasti feriti in Arabia Saudita dopo un attacco iraniano alla base Prince Sultan, con “traumi cranici” e almeno due soldati in condizioni gravi. Sul piano politico, il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che Washington ha “raggiunto la maggior parte dei nostri obiettivi militari contro l’Iran”, sostenendo che il conflitto sarà “di breve durata” e che i prezzi dell’energia “torneranno a scendere”. Donald Trump ha invece affermato che restano “3.554 obiettivi da colpire” in Iran, senza fornire dettagli.
Raid in Iran
Nuovi bombardamenti statunitensi e israeliani hanno colpito diverse aree iraniane. Media locali riferiscono di almeno 12 morti nella regione del Lorestan, mentre nella provincia di Bushehr un attacco avrebbe ucciso quattro membri di una famiglia nomade. Le forze israeliane hanno inoltre annunciato raid su Teheran contro “siti utilizzati per la produzione di sistemi d’arma e di difesa aerea”, con circa 50 aerei coinvolti. La situazione attorno alla centrale nucleare di Bushehr resta critica. Il capo della società russa Rosatom ha avvertito che “la situazione continua a deteriorarsi e gli attacchi rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza nucleare”. Intanto nel Golfo la tensione resta alta. Il Qatar ha annunciato di aver intercettato “tutti i droni in arrivo” lanciati dall’Iran, mentre il Bahrein ha imposto un “divieto totale all’uso di droni” per motivi di sicurezza nazionale.
Libano, Iraq e Siria
Nel sud del Libano un raid israeliano su un’auto a Jezzine ha ucciso cinque persone, tra cui tre giornalisti. Secondo media israeliani, due delle vittime erano legate a Hezbollah. In Iraq un attacco aereo contro una base delle Forze di mobilitazione popolare a Kirkuk ha causato un morto e quattro feriti. La stessa coalizione filo-iraniana ha denunciato un “attacco israelo-americano”. Colpita anche la residenza del presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani, rimasto illeso. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso sostegno definendo l’episodio “inaccettabile” e avvertendo che “bisogna fare tutto il possibile per impedire che l’Iraq venga trascinato nell’attuale escalation”. In Siria l’esercito ha riferito di aver respinto un attacco di droni proveniente dall’Iraq contro la base di Al-Tanf.
Diplomazia
Sul piano diplomatico, Islamabad ospiterà lunedì consultazioni con Arabia Saudita, Turchia ed Egitto. Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha avuto una conversazione di oltre un’ora con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha elogiato “gli sforzi di mediazione di Islamabad”. Il Qatar ha invitato l’Iran a interrompere gli attacchi contro infrastrutture energetiche e alimentari, mentre il governo yemenita ha accusato Teheran di “tentativi frequenti di trascinare lo Yemen e altri Paesi in guerre inutili tramite le sue milizie”.





