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Ad Avellino il cantiere dei cattolici: “Serve metodo, ora un progetto”

Al convegno promosso da Rotondi il richiamo alla lezione della Democrazia Cristiana. Erminia Mazzoni: “Recuperare metodo e dignità politica”. Luciano Ciocchetti: “Serve valorizzare il lavoro della Dc senza dimenticare gli errori”
domenica, 29 Marzo 2026
3 minuti di lettura

Si è chiusa ieri ad Avellino, al Viva Hotel, la seconda e ultima giornata dell’ʼAssemblea degli esterniʼ della Democrazia Cristiana promossa da Gianfranco Rotondi, un confronto che ha rimesso al centro una domanda cruciale: ʼCattolicesimo politico, abbiamo ancora qualcosa da dire?ʼ. Dai numerosi interventi della mattinata è emersa una risposta chiara e condivisa: sì, ma a condizione di trasformare l’eredità culturale in proposta politica concreta, capace di incidere nella realtà contemporanea. Il dibattito si è sviluppato attorno a un filo conduttore preciso: la necessità di recuperare metodo, visione e capacità di sintesi, elementi che hanno caratterizzato la stagione della Democrazia Cristiana e che oggi appaiono indeboliti in un contesto segnato da frammentazione e polarizzazione.

Tra gli interventi più significativi, quello del giurista Donato Pennetta, che ha richiamato uno dei tratti distintivi dell’esperienza democristiana: la capacità di mantenere un confronto civile anche tra posizioni diverse. Pennetta ha sottolineato come, anche in presenza di visioni distanti, spesso anche all’interno della stessa area politica, fosse possibile conservare rapporti di rispetto e amicizia, trasformando il pluralismo in una risorsa e non in un elemento di divisione. Un metodo fondato sulla riflessione condivisa, sulla capacità di mediazione e su una visione ampia della politica, che rappresentava la vera forza del cattolicesimo democratico e che oggi, secondo il giurista, risulta fortemente indebolito.

Recuperare il metodo

Sulla stessa linea l’Onorevole Erminia Mazzoni, che ha posto l’accento sulla necessità di recuperare metodo, competenza e dignità politica. Mazzoni ha evidenziato come, accanto alla consapevolezza di un patrimonio culturale ancora vivo, emerga una difficoltà concreta nel tradurre valori condivisi in un progetto unitario. Una difficoltà legata anche alla dispersione dell’area cattolica in molteplici esperienze politiche e alla prevalenza di individualismi che negli anni hanno ostacolato percorsi di ricomposizione. Da qui l’invito a passare dalle parole ai fatti, rilanciando un progetto comune fondato su regole chiare, competenze e capacità di rappresentanza, anche attraverso riforme in grado di restituire qualità e credibilità alla vita democratica. Il tema della visione politica è stato al centro anche dell’intervento del docente universitario Leone Melillo, che ha invitato a tornare a una “politica con la P maiuscola”, capace di federare esperienze e sensibilità diverse, superando logiche di contrapposizione e frammentazione. Una politica che recuperi il senso della responsabilità e della partecipazione, mettendo al centro il bene comune.

In questa prospettiva si inserisce anche la riflessione dello studioso del cattolicesimo democratico Maurizio Sarlo, che ha sottolineato la necessità di superare una logica di competizione per approdare a una dimensione di cooperazione. Sarlo ha insistito sulla coerenza tra principi e azione politica, evidenziando come i valori cristiani non possano limitarsi a un riferimento identitario, ma debbano tradursi in criteri concreti di organizzazione della società, capaci di ristabilire equilibrio tra pubblico e privato e di rimettere al centro la persona.

Lettura critica

L’economista Mimmo Salerno ha invece offerto una lettura critica del contesto attuale, denunciando il clima di odio e polarizzazione che caratterizza il dibattito pubblico. In questo scenario, ha indicato nel cattolicesimo integrale una possibile base per ricostruire dialogo e coesione sociale, richiamando la necessità di recuperare una cultura politica fondata sul confronto e sul rispetto reciproco. Nel dibattito è intervenuto anche l’Onorevole Luciano Ciocchetti, che ha invitato a valorizzare i cinquant’anni di esperienza della Democrazia Cristiana e ha detto come oggi venga spesso ricordata solo per i suoi aspetti negativi. Secondo Ciocchetti è necessario recuperare e far conoscere il contributo dato al Paese, senza nascondere gli errori ma rilanciando i valori e le politiche che hanno segnato una fase fondamentale della storia italiana. Tra le priorità indicate, anche l’attenzione a temi come l’intelligenza artificiale e la sussidiarietà, considerati ambiti decisivi per il futuro.

Lʼintervento di Gelmini

Nel corso della mattinata è intervenuta anche Mariastella Gelminidi Noi Moderati, che in un videomessaggio ha collegato il tema del convegno alle grandi trasformazioni in atto. Gelmini ha richiamato un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, accanto a sfide strutturali come la denatalità, il calo delle nascite e le difficoltà legate al lavoro e ai giovani. Ha inoltre sottolineato l’impatto delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, evidenziando la necessità di una risposta politica capace di governare la complessità.

Di fronte a questo scenario la Senatrice ha ribadito la necessità di un ancoraggio ai valori cattolico-liberali, indicandoli come fondamentali per orientare le scelte pubbliche e rigenerare la politica. Un richiamo che si è accompagnato alla sottolineatura dei rischi legati a un clima politico sempre più polarizzato, che rischia di alimentare la disaffezione dei cittadini e di indebolire la partecipazione democratica.

Dal confronto di Avellino emerge così una linea condivisa: il cattolicesimo politico conserva un patrimonio ancora attuale, ma per tornare a essere protagonista deve ritrovare unità, metodo e capacità di tradursi in un progetto concreto.

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