Gli Houthi yemeniti sono entrati nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rivendicando il primo attacco missilistico contro Israele dall’inizio della guerra. L’esercito israeliano ha confermato il lancio di un missile dallo Yemen e l’attivazione dei sistemi di difesa aerea, senza segnalare vittime.
Un alto esponente del movimento ha inoltre minacciato la possibile chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb, attraverso cui transita circa un ottavo del commercio mondiale, uno scenario che aggraverebbe ulteriormente la crisi delle rotte marittime.
Intanto i Pasdaran hanno dichiarato di aver colpito a Dubai due “nascondigli” con circa 500 americani, sostenendo che l’operazione abbia provocato “perdite molto pesanti”. Secondo il portavoce militare Ebrahim Zolfaghari, i siti sarebbero stati centrati con missili e droni, mentre “per ore le ambulanze hanno trasportato morti e feriti”.
Teheran ha anche rivendicato l’attacco contro la base aerea Prince Sultan, in Arabia Saudita, affermando di aver distrutto un aereo cisterna statunitense e danneggiato altri tre. Fonti citate dall’Associated Press parlano invece di oltre due dozzine di soldati americani feriti negli attacchi iraniani contro la stessa struttura.
Sempre secondo media iraniani, una nave di supporto militare statunitense sarebbe stata colpita al largo dell’Oman, mentre nuovi raid avrebbero interessato infrastrutture nella regione.
Negli Emirati Arabi Uniti sei persone sono rimaste ferite ad Abu Dhabi dopo l’intercettazione di un missile, con incendi provocati dai detriti nella zona industriale vicino al porto di Khalifa. Danni sono stati segnalati anche all’aeroporto internazionale del Kuwait, colpito da droni che hanno compromesso i sistemi radar.
Secondo le autorità emiratine, la regione è sotto “brutale aggressione” e serve una “sicurezza duratura, non soluzioni temporanee”.
Hormuz e diplomazi
La Thailandia ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l’Iran per garantire il passaggio delle proprie petroliere nello stretto di Hormuz, paralizzato dalle tensioni. Il primo ministro ha parlato di un’intesa “per consentire il transito in sicurezza e alleviare le preoccupazioni sulla fornitura di carburante”.
I ministri degli Esteri del G7 hanno chiesto di “ripristinare in modo permanente la libertà di navigazione sicura e senza pedaggi nello Stretto di Hormuz”, invitando anche a fermare gli attacchi contro civili e infrastrutture.
Donald Trump ha annunciato una tregua fino al 6 aprile, ma ha anche sostenuto che restano “3.554 obiettivi” da colpire in Iran. Parallelamente, il Wall Street Journal riferisce che Teheran non ha ancora risposto alla proposta americana in 15 punti, nonostante i contatti indiretti in corso.
Il Pakistan ospiterà un incontro con Arabia Saudita, Egitto e Turchia per discutere una possibile de-escalation, mentre il segretario generale dell’Onu António Guterres ha avviato consultazioni telefoniche con i principali attori regionali.
Ucraina ed Emirati
In questo contesto di crescente instabilità, l’Ucraina ha firmato un accordo di cooperazione nel settore della difesa con gli Emirati Arabi Uniti. Il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato l’intesa dopo un incontro con Mohammed bin Zayed, sottolineando che “l’Ucraina possiede competenze rilevanti” nella difesa anti-drone e che i team definiranno i dettagli operativi.





