Nuovi raid russi hanno colpito l’Ucraina nella notte, con attacchi su più regioni. A Odessa droni hanno centrato infrastrutture civili, tra cui un reparto maternità, edifici residenziali e strutture portuali. Il bilancio è di almeno un morto e undici feriti, tra cui un bambino, secondo le autorità locali.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato che “non c’era alcun senso militare, si trattava semplicemente di terrore contro la vita civile ordinaria”, spiegando che l’attacco ha coinvolto oltre sessanta droni. Raid sono stati segnalati anche nelle regioni di Poltava e Dnipro. A Kryvyi Rig due persone sono morte, portando ad almeno tre vittime complessive nei bombardamenti della notte.
Kiev ha reagito con attacchi a lunga distanza. Droni ucraini hanno colpito la raffineria Slavneft-Yanos a Yaroslavl, una delle cinque più grandi della Russia, con capacità superiore a 15 milioni di tonnellate annue. La città si trova a circa 700 chilometri dal confine ucraino e a nord-est di Mosca. Nella stessa regione un attacco con droni ha causato la morte di un bambino e il ferimento grave dei genitori, secondo il governatore locale.
Kiev cerca nuovi partner
Sul piano diplomatico l’Ucraina punta ad ampliare la cooperazione con i Paesi del Golfo mentre cresce la preoccupazione per il sostegno statunitense. Secondo indiscrezioni, il Pentagono starebbe valutando di dirottare parte delle forniture militari verso il Medio Oriente. Donald Trump ha confermato la possibilità di spostare armi “da una parte all’altra”, aggiungendo che “l’Ucraina non è la nostra guerra”.
Kiev teme che un ridimensionamento dell’assistenza indebolisca la difesa, mentre il flusso di equipaggiamenti continua per ora tramite il programma Nato finanziato dagli alleati europei.
Zelensky ha annunciato che Kiev e Emirati Arabi Uniti hanno “concordato di cooperare nel campo della sicurezza e della difesa” dopo un incontro con il presidente Mohamed bin Zayed.
Il leader ucraino ha sottolineato che il sistema di difesa sviluppato contro droni e missili russi può essere condiviso con partner regionali, in un contesto segnato anche dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz.
Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha confermato negoziati avanzati con Emirati e Qatar e contatti con Arabia Saudita, Kuwait, Giordania e Oman, con l’obiettivo di accordi su tecnologie e sistemi senza pilota. Kiev guarda inoltre a un possibile coinvolgimento della Cina negli sforzi diplomatici.
Europa: sostegno a Kiev e sanzioni
Dai partner europei arriva un messaggio di continuità. Il commissario Ue Valdis Dombrovskis ha affermato che “non è il momento di allentare le sanzioni alla Russia” e ha ricordato il lavoro su un prestito da 90 miliardi di euro per sostenere le esigenze militari e di bilancio ucraine.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, dopo un incontro con Antonio Tajani, ha ribadito che “sostenere l’Ucraina rimane la nostra priorità assoluta in materia di sicurezza”.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato che la guerra “non finirà militarmente, ma quando la Russia sarà economicamente esausta”, descrivendo il conflitto come una “guerra di posizione brutale”.
Scontro al G7 tra Kallas e Rubio
Il vertice dei ministri degli Esteri del G7 è stato segnato da un duro confronto tra l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas e il segretario di Stato Usa Marco Rubio.
Secondo Axios, Kallas ha ricordato che Washington aveva promesso misure più dure se Mosca non avesse collaborato, chiedendo “quando finirà la sua pazienza”. Rubio ha replicato: “Stiamo facendo del nostro meglio. Se pensate di poter fare di meglio, fate pure. Noi ci faremo da parte”.
Rubio ha inoltre smentito che gli Stati Uniti abbiano legato garanzie di sicurezza per Kiev a una cessione del Donbass, definendo “una bugia” questa interpretazione e ribadendo che eventuali garanzie scatterebbero solo dopo la fine della guerra.





