L’Ucraina ha concluso una serie di accordi in Medio Oriente per rafforzare le proprie capacità di difesa contro i droni iraniani utilizzati dalla Russia, segnando un nuovo capitolo nella diplomazia di guerra di Kiev. La missione, guidata da alti funzionari del governo ucraino, ha coinvolto Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, Paesi sempre più centrali nel mercato globale delle tecnologie anti‑drone e nella mediazione dei conflitti regionali. Secondo fonti diplomatiche, gli accordi includono forniture di sistemi di intercettazione, cooperazione industriale e programmi di addestramento congiunto. La mossa arriva mentre Mosca intensifica l’uso degli Shahed, i droni kamikaze di fabbricazione iraniana che nelle ultime settimane hanno colpito infrastrutture energetiche e centri urbani in diverse regioni ucraine.
Kiev, che da mesi denuncia la crescente sofisticazione dei modelli impiegati dalla Russia, punta ora a diversificare i propri partner per ridurre la dipendenza dagli aiuti occidentali, rallentati da tensioni politiche interne negli Stati Uniti e in Europa. I Paesi del Golfo, con le loro risorse finanziarie e la rapida espansione del settore della difesa, rappresentano un’opportunità strategica. Gli Emirati, in particolare, avrebbero accettato di fornire sistemi di rilevamento a lungo raggio e tecnologie di guerra elettronica, mentre l’Arabia Saudita si sarebbe detta disponibile a collaborare su componenti per la produzione locale di contromisure. Il Qatar, già attivo in iniziative diplomatiche legate al conflitto, avrebbe offerto supporto logistico e canali di comunicazione con altri attori regionali. Per Kiev, questi accordi non sono solo un modo per rafforzare lo scudo aereo, ma anche un segnale politico: l’Ucraina vuole dimostrare di poter costruire una rete di alleanze globale, non limitata all’Occidente.





