La Corea del Nord e la Bielorussia hanno firmato un trattato di amicizia che segna un nuovo passo nell’avvicinamento tra due dei governi più isolati e contestati sulla scena internazionale. L’accordo, siglato durante una visita ufficiale a Minsk di una delegazione nordcoreana di alto livello, è stato presentato come un impegno a rafforzare la cooperazione politica e economica. Per entrambi i Paesi, sottoposti a sanzioni occidentali e accomunati da un crescente allineamento con Mosca, il patto rappresenta un modo per consolidare alleanze alternative e mostrare di non essere del tutto isolati. Secondo i media statali bielorussi, il trattato punta a “sviluppare relazioni di lungo periodo basate sul rispetto reciproco”, ma fonti diplomatiche europee osservano con preoccupazione la tempistica: l’intesa arriva mentre la Russia intensifica la cooperazione militare con Pyongyang, accusata dagli USA di fornire armi e munizioni per la guerra in Ucraina.
La Bielorussia, già coinvolta nel conflitto come piattaforma logistica per le truppe russe, potrebbe ora diventare un ulteriore snodo per gli scambi tra Mosca e il regime di Kim Jong-un. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha definito la firma “un momento storico”, sottolineando la necessità di creare un fronte comune contro quella che ha descritto come “pressione occidentale”. La delegazione nordcoreana ha ricambiato parlando di “solidarietà tra nazioni sovrane”, un linguaggio che ricalca la retorica con cui entrambi i governi giustificano la loro distanza dalle istituzioni internazionali. Gli analisti avvertono che l’accordo potrebbe preludere a una cooperazione più ampia, soprattutto nel settore tecnologico e della sicurezza, aree in cui la Corea del Nord cerca partner disposti a ignorare le restrizioni imposte dalle Nazioni Unite. Per l’Unione Europea, il trattato rappresenta un ulteriore segnale di allineamento tra regimi autoritari che sfidano apertamente l’ordine internazionale.


