Il Senato statunitense ha approvato nella notte un accordo di finanziamento destinato al Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), nel tentativo di arginare il caos che da settimane paralizza gli aeroporti americani. La misura, frutto di un compromesso bipartisan raggiunto dopo giorni di trattative serrate, mira a garantire liquidità immediata alla Transportation Security Administration, messa in ginocchio dalla carenza di personale e dai ritardi nei pagamenti. Le lunghe code ai controlli, i voli cancellati e le proteste dei lavoratori avevano trasformato gli scali in un simbolo della crisi politica sul bilancio federale, spingendo la Casa Bianca e i leader del Congresso a trovare una soluzione almeno temporanea.
Il provvedimento approvato prevede una proroga dei fondi per il DHS, mentre il resto del pacchetto di spesa federale resta oggetto di negoziati più ampi. La pressione è aumentata nelle ultime ore, quando il presidente Donald Trump ha ordinato al Dipartimento di pagare immediatamente gli agenti della TSA per contenere il collasso operativo, accusando i democratici di ostacolare il finanziamento per ragioni politiche. La mossa ha contribuito a sbloccare l’impasse, ma non ha cancellato le tensioni tra i due partiti, che continuano a scontrarsi sulle misure legate all’immigrazione e al ruolo dell’ICE, temi centrali nel dibattito sul budget.
Nonostante l’accordo, la soluzione resta fragile: la proroga è limitata e non affronta le questioni strutturali che hanno portato alla paralisi. Alcuni reparti del DHS, come la FEMA, rimangono ancora senza finanziamenti completi, mentre alla Camera si teme che eventuali ritardi possano riaprire lo scenario di una chiusura parziale del governo. Per ora, però, il voto del Senato offre un sollievo immediato ai viaggiatori e ai lavoratori aeroportuali, restituendo un minimo di ordine a un sistema che nelle ultime settimane aveva mostrato tutta la sua vulnerabilità.





