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Il Presidente USA, Donald Trump
Il Presidente USA, Donald Trump

Trump: “Abbiamo vinto”. Teheran, proposta in 15 punti respinta, mediatori al lavoro

Washington propone un piano con sanzioni alleggerite e limiti a nucleare e missili. L’Iran lo definisce “illogico” e rilancia con richieste su Hormuz e risarcimenti. Pakistan e Turchia tentano un negoziato
giovedì, 26 Marzo 2026
3 minuti di lettura

Gli Stati Uniti sostengono di aver “vinto questa guerra” e puntano ora a un’intesa diplomatica, ma Teheran continua a respingere ogni apertura. Il portavoce delle forze armate iraniane, Ebrahim Zolfaghari, ha liquidato l’iniziativa americana con sarcasmo, affermando che Washington starebbe negoziando “solo con se stessa”. Secondo fonti pakistane citate dall’Associated Press, l’Iran avrebbe comunque ricevuto, tramite Islamabad, una proposta statunitense articolata in 15 punti. Il piano includerebbe l’alleggerimento delle sanzioni, limiti ai programmi nucleare e missilistico, la supervisione dell’Aiea, garanzie sulla navigazione nello Stretto di Hormuz e restrizioni al sostegno iraniano ai gruppi armati nella regione. Teheran ha però definito l’ipotesi di negoziato “illogica”. Una fonte citata da Fars ha spiegato che “l’Iran non accetta un cessate il fuoco” e che “entrare in un processo di questo tipo con coloro che hanno violato gli accordi non è logico”.

Parallelamente, secondo il Wall Street Journal, le richieste iraniane restano su una linea opposta: revoca totale delle sanzioni, risarcimenti per i danni subiti, nessuna limitazione al programma missilistico e un nuovo regime per lo Stretto di Hormuz, con possibili pedaggi sulle navi in transito. Secondo diverse fonti internazionali, Teheran avrebbe inoltre avanzato una controproposta in cinque punti, che prevede garanzie vincolanti contro nuovi attacchi militari, il riconoscimento del proprio ruolo regionale e un controllo rafforzato su Hormuz.

Mediatori

Nonostante le smentite ufficiali, i canali indiretti restano aperti. Pakistan e Turchia stanno lavorando per organizzare colloqui entro 48 ore, con il capo dell’esercito pakistano Syed Asim Munir indicato come possibile mediatore. Il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif ha confermato la disponibilità a ospitare negoziati “conclusivi”, mentre Ankara sostiene l’iniziativa. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avvertito che la guerra “la paga tutto il mondo”. Anche la Cina ha invitato al dialogo, sottolineando che “dialogare è sempre meglio che combattere”. Sul fronte europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che Berlino “sta provando di tutto per convincere gli Stati Uniti e Israele a cercare adesso una soluzione diplomatica”. Giorgia Meloni ha definito “un’ottima notizia” la prospettiva di colloqui tra Stati Uniti e Iran e ha ribadito che Roma sosterrà “qualsiasi iniziativa per la stabilità e la pace”. La presidente del Consiglio ha inoltre espresso preoccupazione per l’escalation in Libano e per la situazione umanitaria a Gaza.

Escalation tra Golfo, Israele e Libano

Sul terreno la guerra prosegue senza segnali di tregua. I combattimenti continuano parallelamente ai tentativi di mediazione, con attacchi reciproci che colpiscono obiettivi militari e infrastrutture nella regione. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato un missile contro la portaerei americana Abraham Lincoln e attacchi contro basi statunitensi nel Golfo. Raid e controraid hanno colpito anche Israele e il Libano. Hezbollah ha lanciato razzi verso l’Alta Galilea, mentre Israele ha bombardato infrastrutture militari in Iran e distrutto ponti nel sud del Libano per creare una “zona cuscinetto difensiva”. Secondo fonti di intelligence israeliane, il gruppo sciita starebbe valutando il rapimento di soldati per rafforzare la propria posizione negoziale. Intanto la Russia ha avviato l’evacuazione parziale del personale dalla centrale nucleare di Bushehr dopo un attacco nelle vicinanze. “163 persone” sono state trasferite verso il confine armeno, ha dichiarato il direttore di Rosatom Aleksei Likhachev.

Onu: “Guerra fuori controllo”

Le Nazioni Unite lanciano l’allarme. Il segretario generale Antonio Guterres ha dichiarato che la guerra è “fuori controllo” e ha avvertito che i combattimenti rischiano “una reazione a catena che nessuno avrebbe potuto controllare”. Guterres ha inoltre esortato a evitare un’estensione del conflitto: “Il modello di Gaza non deve essere replicato in Libano”. Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha condannato gli “attacchi atroci” dell’Iran contro diversi Paesi del Golfo, chiedendo risarcimenti “completi, efficaci e rapidi” e invitando Teheran a cessare “immediatamente e incondizionatamente” ogni azione ostile. La risoluzione richiama anche il rischio di interferenze nello Stretto di Hormuz e nel Bab el-Mandeb, chiedendo la tutela della libertà di navigazione e delle infrastrutture civili.

Petrolio vicino ai 100 dollari

La crisi si riflette sui mercati energetici. Il Brent si è attestato ieri intorno ai 100 dollari al barile, mentre resta centrale il nodo dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Le quotazioni restano volatili, influenzate dalle aspettative di una possibile svolta diplomatica. Teheran ha ribadito che le navi di Stati Uniti, Israele e dei loro alleati non potranno transitare liberamente. Il Qatar ha replicato che lo stretto “non è merce di scambio”. Il ceo di BlackRock Larry Fink ha avvertito che un petrolio a 150 dollari “innescherebbe una recessione globale”.

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