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difesa aerea, droni

Droni ucraini cadono in Estonia e Lettonia. Reuters: “Bloccato il 40% dell’export petrolifero russo”. Ue chiede chiarimenti a Budapest

Velivolo colpisce la centrale di Auvere, un altro precipita a Kraslava. Mosca: “Abbattuti 389 droni”. Merz: Kiev in “gravi difficoltà finanziarie”. Sybiha: “I ritardi costano territorio e vite”. Gasiera russa trainata in Libia
giovedì, 26 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Due droni ucraini, entrati dallo spazio aereo russo, sono finiti in Estonia e Lettonia: uno ha colpito la ciminiera della centrale di Auvere, a due chilometri dal confine russo, l’altro è precipitato nella regione lettone di Kraslava. Nessuna vittima né danni rilevanti. Tallinn e Riga hanno chiarito che i velivoli non erano diretti contro i due Paesi. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha parlato di “una concreta conseguenza della guerra di aggressione totale della Russia”, mentre la Lettonia ha invitato a leggere l’incidente nel quadro della difesa ucraina. Un terzo drone ha sorvolato brevemente lo spazio aereo lettone passando dalla Bielorussia prima di rientrare in Russia. Nei due giorni precedenti un altro drone ucraino era precipitato in Lituania.

L’episodio si inserisce nella nuova offensiva ucraina contro le infrastrutture energetiche russe. Secondo Reuters, almeno il 40 per cento della capacità di esportazione petrolifera della Russia, circa 2 milioni di barili al giorno, è bloccato per gli attacchi con droni, i problemi all’oleodotto Druzhba e il sequestro di petroliere. È la più grave interruzione dell’approvvigionamento petrolifero nella storia moderna russa. Colpiti i principali terminal occidentali: Novorossiysk sul Mar Nero, Primorsk e Ust Luga sul Baltico. In questo quadro, la Libia ha avviato il traino della gasiera russa Arctic Metagaz, rimasta alla deriva, per allontanarla dalla costa occidentale e metterla in sicurezza, mentre proseguono le operazioni per ridurre i rischi ambientali.

Reazione di Mosca

Mosca ha rivendicato l’abbattimento di 389 droni ucraini nella notte, mentre il sindaco Sergei Sobyanin ha segnalato nuovi velivoli intercettati in avvicinamento alla capitale. Nella regione russa di Belgorod gli attacchi ucraini hanno causato interruzioni di elettricità, acqua e riscaldamento. Sul lato ucraino, i raid russi continuano a colpire infrastrutture e aree civili: Odessa ha registrato una vittima e la regione di Chernihiv resta esposta ai blackout. Il giorno precedente i bombardamenti russi avevano colpito il centro storico di Leopoli. L’Unesco si è detta “profondamente allarmata” per i raid del 24 marzo nell’area del monastero dei Bernardini, sito patrimonio mondiale, ricordando la tutela prevista dalle convenzioni internazionali.

Ue, scontri e aiuti

Resta alta la tensione tra Bruxelles e Budapest. La Commissione europea ha chiesto chiarimenti all’Ungheria dopo le notizie secondo cui il ministro degli Esteri Péter Szijjártó avrebbe condiviso con Sergei Lavrov dettagli di riunioni riservate dell’Ue, definite “motivo di grande preoccupazione”. Il caso si intreccia con il veto ungherese sul prestito europeo da 90 miliardi per Kiev. Ursula von der Leyen ha assicurato che l’Unione troverà una soluzione “in un modo o nell’altro”, mentre Friedrich Merz ha definito il veto di Orbán un atto di “grave slealtà”. Il cancelliere tedesco ha inoltre riconosciuto che l’Ucraina attraversa “gravi difficoltà finanziarie” e che sbloccare gli aiuti resta “straordinariamente difficile”. Merz ha sostenuto che Kiev non ha più bisogno immediato dei missili Taurus, perché dispone di sistemi a lungo raggio sviluppati internamente. Berlino resta il principale sostenitore europeo, con 11,5 miliardi di euro di aiuti entro il 2026.

Kiev chiede rapidità, Mosca guarda a Pyongyang

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha scritto che “i ritardi costano territorio” e “i ritardi costano vite”, sostenendo che l’Ucraina sta liberando più territorio di quanto la Russia ne occupi. Sul fronte opposto, Alexander Lukashenko è stato accolto a Pyongyang da Kim Jong Un, rafforzando il coordinamento tra Bielorussia, Corea del Nord e Russia.

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