L’Iran respinge la proposta statunitense e chiude, almeno per ora, a qualsiasi negoziato. “Nessun negoziato, la guerra finirà quando e come decidiamo noi”, è la linea ribadita da Teheran, che definisce “illogica” l’ipotesi di avviare colloqui con Washington dopo gli attacchi.
Il rifiuto riguarda il piano americano in 15 punti, che prevedeva alleggerimento delle sanzioni, limiti ai programmi nucleare e missilistico e garanzie sulla navigazione nello Stretto di Hormuz. La Repubblica islamica mantiene invece una posizione opposta e rilancia con una propria proposta articolata.
Secondo fonti diplomatiche, Teheran ha fissato cinque condizioni per qualsiasi intesa, tra cui lo stop immediato alle operazioni militari, garanzie contro nuovi attacchi e un controllo rafforzato sullo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico globale.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che il Paese sta “monitorando tutti i movimenti degli Stati Uniti, in particolare gli schieramenti di truppe”, segnalando un livello di allerta elevato.
Nonostante la chiusura ufficiale, i tentativi di mediazione proseguono. Pakistan, Turchia ed Egitto stanno lavorando per organizzare un incontro tra le parti entro 48 ore. Secondo fonti pakistane e turche, i contatti restano indiretti ma in fase avanzata, con l’obiettivo di aprire un canale negoziale stabile.
Da Washington arrivano segnali opposti. La Casa Bianca, citata dal Washington Post, sostiene che “gli alleati si stanno allineando dietro Trump” per garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz e rafforzare la pressione su Teheran.
Sul terreno, però, la situazione resta instabile. Gli scontri e i raid continuano nella regione, mentre il confronto tra Stati Uniti, Iran e Israele mantiene alta la tensione su più fronti.
Il quadro resta quindi bloccato tra rifiuto iraniano e pressioni internazionali, con una possibile finestra diplomatica nelle prossime ore ma senza segnali concreti di svolta.





