Nel Regno Unito prende forma una delle più ambiziose e controverse sperimentazioni europee sul rapporto tra minori e social media: divieti parziali, limiti di tempo e veri e propri coprifuoco digitali stanno venendo testati in diverse aree del Paese, mentre il governo valuta un intervento nazionale più ampio. L’iniziativa nasce dalla crescente preoccupazione per l’impatto dei social sulla salute mentale dei giovani, in un contesto segnato da un aumento dei casi di ansia, isolamento e dipendenza digitale. Le autorità locali coinvolte nel progetto pilota parlano di un “tentativo necessario” per proteggere i minori da piattaforme che, secondo molti esperti, non sono progettate pensando alla loro sicurezza. Le misure sperimentate variano da regione a regione: in alcune scuole è stato introdotto un limite massimo giornaliero di utilizzo, monitorato tramite app di controllo parentale; in altre comunità si sta testando un coprifuoco serale che blocca l’accesso ai social dopo una certa ora. Alcuni consigli comunali stanno valutando anche il divieto totale per i minori di 13 anni, in linea con le raccomandazioni di diversi pediatri britannici. Le piattaforme digitali, dal canto loro, osservano con cautela: temono un precedente normativo che potrebbe estendersi ad altri Paesi europei.
La sperimentazione ha acceso un dibattito acceso nel Paese. I sostenitori sostengono che la tutela dei minori debba prevalere sulla libertà d’uso, soprattutto in un ecosistema digitale che spesso espone i più giovani a contenuti inappropriati, cyberbullismo e algoritmi che favoriscono comportamenti compulsivi. I critici, invece, denunciano il rischio di un controllo eccessivo e di un modello paternalistico che potrebbe limitare l’autonomia delle famiglie e dei ragazzi stessi. Alcuni esperti di privacy sollevano inoltre dubbi sulla raccolta dei dati necessaria per far rispettare i limiti.





