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Giustizia, dopo il referendum si dimettono Delmastro e Bartolozzi. Nordio ammette: “Errori anche miei”

Giustizia, dopo il referendum si dimettono Delmastro e Bartolozzi. Nordio ammette: “Errori anche miei”

Passo indietro del Sottosegretario e del Capo di gabinetto dopo la vittoria del No. Il Governo esclude una crisi e va avantimentre si apre un dialogo con le toghe sulle riforme
mercoledì, 25 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Dunque sono state due le teste ‘cadute’ all’indomani della disfatta della maggioranza sul referendum della giustizia vinto in pratica dall’opposizione con la vittoria del ‘No’: sono quelle del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e del Capo di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.

Il primo ‘paga’ per l’indagine su un ristorante in cui era socio con la figlia di un personaggio condannato per mafia, la seconda per un linguaggio definito troppo duro nel corso della campagna referendaria. Dopo una mattinata convulsa, nel pomeriggio sono arrivate le dimissioni sia dell’uno sia dell’altro.

Il primo a fare un passo indietro è stato Delmastro: tramite una nota ha parlato di dimissioni irrevocabili: “Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il Governo e verso il Presidente del Consiglio”, il suo scritto. La Bartolozzi ha preferito non parlare, ma fatto sta che da ieri non è più al suo posto che ricopriva dal 19 marzo 2024.

Il Governo va avanti

Due dimissioni, tutto sommato, che erano nell’aria e che la debacle elettorale ha accelerato. Adesso la domanda è d’uopo: il Governo riuscirà a proseguire la propria strada intrapresa quattro anni fa o il responso delle urne cambiare le carte in tavola? L’opposizione, in questo momento in uno stato di forza, ha chiesto e continua a chiedere a Giorgia Meloni un passo indietro. Difficile, anzi molto difficile che questo avvenga e difatti ieri fonti dell’esecutivo hanno fatto sapere che il Presidente del Consiglio andrà avanti e non chiederà neanche al Parlamento un voto di fiducia appunto sul Governo. “Non c’è una crisi politica”, è stato precisato.

Parola di Nordio

Di certo però il grande sconfitto del referendum è stato senza ombra di dubbio il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, anche perché la riforma portava il suo nome e per questo “me ne assumo la responsabilità. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei” ha detto ospite di Sky Tg24 su ‘Start’. Ma, ha aggiunto, “questo era un quesito estremamente tecnico, che purtroppo è stato subito trasformato in quesito politico. Tutta la campagna fatta del Centrosinistra è stata impostata su un’emotività che ha colpito l’immaginazione degli italiani”.

Nordio ha ammesso i vari errori fatti, “però è anche vero che la frase più contestata sul cosiddetto ‘sistema mafioso’ io non l’ho mai detta, è stata una citazione che ho fatto di una dichiarazione di un pubblico ministero”. Poi ha aggiunto che “bilanciando le dichiarazioni sopra le righe fatte dai nostri e fatte dai loro, la situazione sia equivalente. Non credo che l’eccesso di polemica abbia influito più di tanto”.

Spiraglio di collaborazione

Intanto si apre uno spiraglio di dialogo tra Magistratura e Governo. Per l’Anm ha preso parola il Segretario generale Rocco Maruotti che ha parlato della disponibilità a ripartire dagli otto punti già discussi a Palazzo Chigi nel marzo 2025, con l’obiettivo di lavorare insieme su interventi concreti per migliorare l’efficienza del sistema, a partire da organici e strumenti informatici.

Sulla stessa linea il Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto che ha individuato nel risultato del referendum l’occasione per ridefinire i rapporti tra politica e Magistratura. Sisto ha anche evidenziato la necessità di coinvolgere anche il Consiglio nazionale forense e ha ribadito che, pur con divergenze sul metodo, esiste una base comune per avviare un confronto concreto sulle riforme del sistema giudiziario.

Primarie?

In merito al Centrosinistra invece sta prendendo sempre più forma l’idea delle primarie con in prima fila la Segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del M5S Giuseppe Conte. Per il Sindaco di Milano Giuseppe Sala è questa la strada da intraprendere, ma “se devono fare le primarie che non ci vadano all’ultimo momento, perché scateneranno anche tensioni interne, quindi meglio assorbirle prima e ben prima del voto, non sapendo quando si voterà”.

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