L’Iran cambia il vertice della sicurezza nazionale nel pieno dell’escalation regionale. Mohammad Bagher Zolghadr è stato nominato segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale al posto di Ali Larijani, ucciso nei giorni scorsi in un attacco attribuito a Israele. La nomina, approvata dalla Guida Suprema, segnala il rafforzamento della componente legata agli apparati di sicurezza mentre il confronto militare e diplomatico entra in una fase più dura.
Secondo fonti citate da Reuters, la posizione negoziale di Teheran si è irrigidita con l’aumento dell’influenza delle Guardie rivoluzionarie. In eventuali colloqui con gli Stati Uniti l’Iran chiederebbe la fine delle ostilità, garanzie contro future azioni militari, risarcimenti per i danni subiti e il controllo formale dello Stretto di Hormuz. La Repubblica islamica escluderebbe inoltre qualsiasi negoziato sul programma di missili balistici, considerato una “linea rossa”.
Bloomberg riferisce che Teheran avrebbe già iniziato a imporre tariffe di transito ad alcune navi nello Stretto, fino a due milioni di dollari per viaggio, segnale della crescente pressione sull’arteria energetica globale.
Contatti indiretti e ipotesi di negoziato
Nonostante l’inasprimento della linea, emergono segnali di dialogo. Secondo CNN, Washington avrebbe avviato contatti tramite intermediari e l’Iran sarebbe disposto ad ascoltare proposte “sostenibili”, purché includano la revoca delle sanzioni.
Il giornale israeliano Ynet riporta che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe comunicato con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner per sondare un accordo, mentre Donald Trump ha parlato di un possibile “accordo in 15 punti”. Il Pakistan si è detto pronto a ospitare eventuali colloqui, mentre indiscrezioni indicano che il vicepresidente statunitense JD Vance potrebbe assumere il ruolo di capo negoziatore.
Ombra di insider trading
Sull’ipotesi di tregua pesa il sospetto di operazioni finanziarie anomale. Poco prima del messaggio di Trump sui “colloqui produttivi” con Teheran sarebbero state registrate transazioni per oltre mezzo miliardo di dollari in pochi minuti, alimentando ipotesi di insider trading. Teheran ha intanto interrotto le esportazioni di gas verso la Turchia, mentre QatarEnergy ha dichiarato la forza maggiore su alcuni contratti di Gnl destinati anche all’Italia e ad altri Paesi dopo gli attacchi missilistici nella regione. La crisi energetica resta uno dei principali effetti collaterali del conflitto.
Raid e minacce
Sul terreno le ostilità proseguono. Israele ha annunciato l’intenzione di assumere il controllo della zona di sicurezza nel sud del Libano fino al fiume Litani, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane minacciano un massiccio lancio di missili se continueranno gli attacchi contro Gaza e il Libano. L’esercito israeliano ha riferito di raid su larga scala nell’area di Isfahan, mentre le sirene sono tornate a suonare nel sud di Israele per nuovi lanci dall’Iran.
La Mezzaluna Rossa iraniana denuncia oltre 82.000 edifici civili danneggiati o distrutti dall’inizio delle operazioni militari. Il presidente Masoud Pezeshkian ha parlato di “risveglio dei popoli” contro Stati Uniti e Israele, sostenendo che la stabilità regionale passi “attraverso la cooperazione e il rispetto della volontà dei popoli”.
Il Regno Unito ha reso noto di aver abbattuto 14 droni iraniani diretti verso la base occidentale di Erbil, il numero più alto nelle ultime settimane, definendo le operazioni difensive a tutela degli alleati del Golfo. Parallelamente l’Egitto continua i contatti diplomatici per una de-escalation, mentre l’Arabia Saudita, secondo il New York Times, spingerebbe Washington a proseguire la guerra contro Teheran.





