A ventitré giorni dall’inizio dell’escalation in Medio Oriente il bilancio per i più piccoli è drammatico: oltre 2.100 bambini uccisi o feriti, una media di circa 87 al giorno spiega l’Unicef.
I dati, destinati a peggiorare con il protrarsi dei combattimenti, raccontano una crisi umanitaria in rapido aggravamento, con comunità intere sotto shock. La violenza ha provocato anche massicci sfollamenti: fino a 3,2 milioni di persone in Iran, tra cui centinaia di migliaia di minori, e oltre 1 milione in Libano, dove circa un terzo degli sfollati sono bambini. Migliaia di famiglie vivono in rifugi improvvisati, scuole o edifici incompleti, spesso già segnate da precedenti conflitti.
Le conseguenze si estendono ben oltre le vittime dirette: infrastrutture essenziali come scuole, ospedali e reti idriche sono danneggiate o distrutte, mentre i sistemi sanitari, già fragili, sono al collasso. In Libano più di 350 scuole sono state trasformate in rifugi, interrompendo l’istruzione di circa 100.000 studenti.
Servono aiuti
L’Unicef e le agenzie umanitarie stanno fornendo assistenza di emergenza, ma avvertono che i bisogni crescono più rapidamente delle risorse. L’Onu ha lanciato un appello da 308 milioni di dollari, ancora largamente sottofinanziato. Di fronte a questa situazione, vengono richiesti tre interventi urgenti: cessate il fuoco e protezione dei civili, accesso umanitario senza ostacoli e un immediato aumento dei finanziamenti. Senza una de-escalation, avvertono, il prezzo pagato dai bambini rischia di diventare ancora più alto e duraturo.





