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Camera Ardente per Paolo Cirino Pomicino

Cirino Pomicino, l’arte della vita e della politica

Oggi le esequie dell’ex Ministro e leader Dc
martedì, 24 Marzo 2026
1 minuto di lettura

Ho conosciuto Paolo Cirino Pomicino quando la politica aveva ancora un peso specifico.
Io, giovanissima giornalista parlamentare del TG2, lui già protagonista: sempre andreottiano, lucidissimo, un passo avanti. Non era solo “o’ ministro”: era uno dei pochi che decideva davvero.
Da presidente della Commissione Bilancio aveva più peso dello stesso Ministro delle Finanze: conosceva i numeri, ma soprattutto gli uomini, Andreotti compreso. E sapeva usarli.

È stato un politico vero e un uomo di governo nel senso pieno del termine: capacità decisionale, visione dei conti pubblici, dominio delle dinamiche parlamentari. Con lui la politica non era comunicazione, ma potere esercitato e responsabilità concreta.
Di Pomicino si ricorderanno il potere, le polemiche, i processi. Io voglio ricordarne altro: intelligenza, humour, anticonformismo. E quella capacità rara di trasformare ogni conversazione in un retroscena, spesso illuminante.
L’ho frequentato anche fuori dai palazzi, nelle case, nelle serate con Gianni De Michelis, che gli fu testimone al secondo matrimonio con Lucia Marotta. È stato anche direttore de La Discussione, il quotidiano fondato da De Gasperi, di cui sono stata direttore editoriale fino allo scorso anno: un’altra prova della sua lettura politica, esercitata anche fuori dalle istituzioni.

Il ricordo più forte, però, è privato. Lui e Lucia. Lei bellissima, molto più giovane, quasi coetanea della figlia. Eppure un amore vero, adulto, ricambiato. Lucia diceva che il più giovane era lui. Ed era vero: lei più calma, più solida; lui brillante, ironico, imprevedibile. In Sardegna, al mare, tra amici, si vedeva chiaramente: non era una storia, era un equilibrio autentico.
Forse anche un modo per attraversare Tangentopoli, che ha colpito il suo mondo e lui stesso. Ma non ha mai perso leggerezza. Non superficialità: leggerezza.

Francesco Cossiga non lo amava, pur stimandolo. Io lo frequentavo molto, abitavamo a pochi passi. E ogni volta che il discorso arrivava a Pomicino, si fermava. Non lo attaccava: semplicemente, non ne parlava. E Pomicino, a sua volta, non ha mai replicato.
Ha avuto più vite. Tutte piene. Anche quando sembrava finita, trovava sempre il modo di tornare. Ricordo persone che, credendolo al capolinea, andavano al suo capezzale e finivano per confidarsi. E lui ascoltava, sorrideva. Poi ripartiva, ancora una volta.
Da giornalista Rai l’ho intervistato molte volte: mai banale, mai lineare, sempre essenziale. Arrivava prima degli altri al punto.
Entrava in una stanza e la temperatura cambiava. Non era solo potere. Era personalità. Era mestiere.
Oggi, nel primo giorno di primavera, viene da pensare che anche stavolta avrebbe voluto sorprenderci.
Un pensiero a sua figlia e a Lucia, che gli è stata accanto con amore, discrezione e forza. Chi li ha visti insieme lo sa.

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