Il presidente americano Donald Trump ha deciso di rinviare per cinque giorni gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, parlando di contatti “molto buoni e produttivi” con la Repubblica islamica e della possibilità di “punti di accordo” per una de-escalation regionale. In un messaggio diffuso sui social, Trump ha spiegato di aver ordinato al Dipartimento della Difesa di “rinviare qualsiasi attacco militare contro centrali elettriche e infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni”, subordinando la decisione al proseguimento delle discussioni.
Il presidente ha aggiunto che i colloqui sarebbero finalizzati a una “risoluzione completa e totale delle ostilità” e alla riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per circa un quinto del traffico petrolifero mondiale. Secondo la Casa Bianca, Washington starebbe discutendo con una figura di alto livello del sistema iraniano e avrebbe individuato “punti di accordo importanti”. I mercati hanno reagito subito, con prezzi dell’energia in calo e borse in recupero. Secondo operatori finanziari, il petrolio ha registrato una discesa tra il 7 e l’11 per cento dopo l’annuncio della pausa, segnalando la forte sensibilità dei mercati alla crisi nello Stretto di Hormuz.
Teheran smentisce
La risposta iraniana è stata netta. Media ufficiali e fonti governative hanno negato contatti diretti o indiretti con Washington, sostenendo che il rinvio degli attacchi sia “parte degli sforzi per abbassare i prezzi dell’energia e guadagnare tempo” in vista di possibili operazioni militari. Fonti vicine ai Pasdaran hanno dichiarato che “non c’è stato alcun contatto diretto o indiretto con Trump”, accusando Washington di diffondere informazioni per influenzare i mercati e la percezione internazionale del conflitto. Un dirigente citato dall’agenzia Fars ha definito l’ultimatum statunitense una “guerra psicologica” e ha avvertito che l’Iran continuerà a “difendere il proprio Paese su vasta scala”. La televisione di Stato ha inoltre affermato che Trump avrebbe ritirato il precedente ultimatum “per paura della risposta iraniana”, dopo le minacce di colpire infrastrutture energetiche statunitensi e alleate in tutto il Medio Oriente.
Hormuz
Al centro della crisi resta lo Stretto di Hormuz. La decisione americana arriva dopo un ultimatum di 48 ore con cui Washington aveva minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se la navigazione non fosse stata ripristinata. Trump aveva parlato della possibilità di “distruggere” le centrali iraniane in caso di mancata riapertura, mentre Teheran aveva replicato minacciando di minare il Golfo Persico e colpire infrastrutture energetiche nella regione. Il rinvio dell’ultimatum è arrivato mentre l’Iran ribadiva la possibilità di bloccare completamente il passaggio marittimo e attaccare interessi americani e israeliani. Secondo analisti internazionali, la crisi nello stretto si inserisce nella più ampia campagna militare volta a riaprire la rotta e limitare le capacità navali iraniane.
Raid israeliani
Nonostante la pausa annunciata da Washington, Israele ha continuato le operazioni militari contro obiettivi iraniani, mantenendo la pressione sulla catena di comando e sulle infrastrutture strategiche. Esplosioni e blackout sono stati segnalati anche nelle ultime ore nell’area di Teheran, segno che la pausa americana non si è tradotta in una sospensione delle operazioni israeliane.
La prosecuzione dei raid alimenta l’incertezza su una possibile tregua più ampia e rafforza il rischio di escalation regionale. Diversi Paesi hanno avviato iniziative diplomatiche per favorire una de-escalation. Attori regionali come Turchia, Pakistan ed Egitto avrebbero facilitato lo scambio di messaggi, mentre alleati europei hanno accolto con cautela il rinvio degli attacchi, sottolineando la necessità di una soluzione negoziata.
Mercati
L’annuncio della pausa ha ridotto temporaneamente le tensioni sui mercati energetici, ma l’incertezza resta elevata. Gli analisti evidenziano che l’evoluzione dei negoziati e la situazione nello Stretto di Hormuz continueranno a influenzare prezzi del petrolio, trasporti marittimi e catene di approvvigionamento globali. Il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia ha definito la crisi “la minaccia più grave alla sicurezza energetica globale”, sottolineando il rischio di effetti prolungati su prezzi e forniture.





