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Trump lancia un ultimatim all’Iran: “Aprite Hormuz o colpiremo le centrali”. Teheran minaccia ritorsioni energetiche

Trump lancia un ultimatim all’Iran: “Aprite Hormuz o colpiremo le centrali”. Teheran minaccia ritorsioni energetiche

domenica, 22 Marzo 2026
2 minuti di lettura

“Aprite Hormuz entro 48 ore o colpiremo le centrali elettriche”, questo l’ultimatum a Teheran lanciato dal presidente americano Donald Trump in un messaggio pubblicato su Truth.

Washington “colpirà e distruggerà” le principali infrastrutture energetiche della Repubblica islamica se la navigazione non tornerà libera “senza minacce”. Contemporaneamente Trump ha ribadito tuttavia che gli Stati Uniti hanno “raggiunto gli obiettivi” che l’Iran “vuole fare un accordo, ma io no”.

Teheran ha risposto affermando che, in caso di attacchi alle proprie reti elettriche o petrolifere, “tutte le infrastrutture energetiche statunitensi nella regione” verrebbero prese di mira. Le forze armate iraniane hanno minacciato anche operazioni contro sistemi informatici e impianti di desalinizzazione nel Golfo.

L’Iran ha inoltre fatto filtrare sei condizioni per porre fine al conflitto, tra cui la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, garanzie contro nuove ostilità, risarcimenti economici e un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz. Teheran ha precisato che il passaggio nello Stretto resta consentito alle navi non considerate “nemiche”, previo coordinamento con le autorità iraniane, e si è detta disponibile a collaborare con l’Onu per la gestione della navigazione.

Un deputato iraniano ha inoltre sostenuto che alcune navi in transito dovrebbero pagare un pedaggio fino a due milioni di dollari, affermazione non verificata in modo indipendente.

Un alto funzionario iraniano ha negato il coinvolgimento di Teheran nel presunto attacco alla base militare anglo americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. La distanza del sito, circa 4.000 chilometri dall’Iran, supera la gittata ufficialmente dichiarata dei missili balistici iraniani.
Nel frattempo, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato di “nuova fase” del conflitto, sostenendo che gli attacchi contro l’area di Dimona dimostrerebbero che “i cieli di Israele sono indifesi”.

Posizioni internazionali

Sul piano intenazionale, secondo fonti di stampa britanniche, il sottomarino nucleare HMS Anson della Royal Navy si sarebbe posizionato nel Mar Arabico, vicino allo Stretto di Hormuz, aumentando le capacità di attacco a lungo raggio della Gran Bretagna. Intanto il Giappone valuta l’invio delle proprie forze di autodifesa per operazioni di sminamento nello Stretto dopo un eventuale cessate il fuoco, mentre Tokyo ha confermato il rilascio di uno dei due cittadini giapponesi detenuti in Iran.

Raid e attacchi nella regione

Attacchi iraniani hanno colpito diversi siti nell’area di Holon, a sud di Tel Aviv, danneggiando anche una scuola. Il bilancio complessivo degli attacchi missilistici su Arad e Dimona è salito a 175 feriti, alcuni in gravi condizioni.
Israele ha risposto ordinando la distruzione di tutti i ponti sul fiume Litani, nel sud del Libano, per impedire il trasferimento di armi e combattenti di Hezbollah. Il ministro della Difesa Israel Katz ha inoltre annunciato l’accelerazione della demolizione di edifici nei villaggi lungo la linea di contatto.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di aver intercettato tre droni provenienti dall’Iran, mentre un’agenzia marittima britannica ha riferito che una nave è stata colpita da armi non identificate al largo di Sharjah, senza vittime. Un elicottero militare del Qatar è precipitato in mare durante una missione di routine a causa di un guasto tecnico, con sei morti.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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