Le aree interessate da conflitti o forti tensioni geopolitiche rappresentano un mercato chiave per l’export italiano, con un valore complessivo che sfiora i 60 miliardi di euro, configurandosi come il terzo partner commerciale del Paese. Secondo la Cna, il Medio Oriente – ampliatosi con le recenti ostilità – vale da solo quasi 30 miliardi, di cui circa 10 generati da micro e piccole imprese, a cui si aggiungono altri 20-30 miliardi di merci dirette in Estremo Oriente attraverso lo stretto di Hormuz Nonostante la forte esposizione ai rischi internazionali, il sistema produttivo italiano ha mostrato capacità di adattamento, come dimostra il crollo dell’export verso la Russia, sceso da 7,7 miliardi nel 2021 a 3,7 miliardi nel 2025, anche per effetto delle sanzioni. Al contrario, l’area del Golfo è cresciuta fino a quasi 29 miliardi (+54% dal 2021), trainata soprattutto da meccanica e moda.
Le tensioni globali, però, stanno già incidendo negativamente: calano gli scambi con Paesi come la Turchia (-10%) e si registra una flessione dell’export italiano del 6,7% nei primi mesi dell’anno, con difficoltà per macchinari e agroalimentare, mentre resiste il farmaceutico. Secondo la Cna, un prolungamento del conflitto nel Golfo rischia di colpire duramente la manifattura italiana, in un’area che oggi vale il doppio del mercato cinese per il Made in Italy.





