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Controlli alle frontiere UE

Rotte migratorie e sicurezza: i Paesi “like minded” fanno fronte comune. Meloni e Frederiksen scrivono all’Ue: “Prevenire nuove crisi”

I Paesi europei più rigidi in materia di immigrazione chiedono a Bruxelles una linea comune per evitare emergenze come quella del 2015. Nella lettera, a Von der Leyen e Michel, Giorgia Meloni e Mette Frederiksen invocano un’azione preventiva e più aiuti ai Paesi di transito
giovedì, 19 Marzo 2026
3 minuti di lettura

Si è svolto nella capitale belga un incontro tra i cosiddetti Paesi “like minded” dell’Unione europea, l’alleanza informale di Stati membri accomunati da una posizione più restrittiva e securitaria in materia di politiche migratorie. Al tavolo Italia, Danimarca, Austria, Grecia, Polonia, Cipro, Repubblica Ceca, Croazia e Finlandia, Paesi che negli ultimi mesi hanno sostenuto la necessità di un approccio comune più rigido e coordinato per gestire i flussi migratori verso l’Europa.

L’appuntamento arriva in vista del Consiglio europeo di marzo, dove i leader dovranno affrontare la questione dei confini esterni e il piano di attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, approvato nel 2024 e in vigore da giugno 2026, ma ancora in fase di implementazione.

Al centro controllo delle frontiere e rimpatri

Nel corso del confronto i Governi “like minded” hanno condiviso la richiesta di rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell’Ue, accelerare le procedure di rimpatrio per i migranti irregolari e incrementare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito. Tra le priorità anche la stabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente, considerate aree chiave per prevenire nuove ondate migratorie, e un maggiore investimento nei corridoi umanitari strutturali, che possano alleggerire la pressione lungo il Mediterraneo centrale e la rotta balcanica.

Si è discusso anche di tensioni crescenti sulla rotta orientale, in particolare tra Bielorussia e Polonia, dove Bruxelles accusa Minsk di strumentalizzare i migranti a fini politici. Alcuni membri, come Grecia e Austria chiedono, inoltre, di rafforzare il mandato di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere, dotandola di maggiori risorse operative.

La lettera congiunta Meloni Frederiksen

Uno dei momenti centrali della riunione è stata la presentazione della lettera congiunta, inviata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, firmata dalla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e dalla premier danese Mette Frederiksen.

Nel documento le due leader sostengono la necessità di “un approccio realmente europeo” basato su tre assi principali: maggiore sostegno umanitario e finanziario ai Paesi colpiti da guerre e crisi climatiche; coordinamento preventivo per evitare emergenze improvvise; un piano di intervento rapido in caso di aumento dei flussi. “L’Unione europea deve dimostrare di aver imparato la lezione della crisi migratoria del 2015 — si legge nella lettera — rafforzando la prevenzione, la cooperazione esterna e la rapidità della risposta comune”.

Il documento propone la creazione di un meccanismo permanente di solidarietà operativa, che permetta di dispiegare risorse finanziarie e tecniche in aree di crisi prima che gli arrivi si intensifichino.

Riforma del diritto d’asilo europeo

Tra i temi affrontati anche l’attuazione del nuovo Regolamento europeo sulla gestione dell’asilo, che introduce procedure più snelle per il trattamento delle domande alle frontiere e rafforza il principio secondo cui le richieste di protezione internazionale devono essere esaminate nel primo Paese di ingresso. Il nodo più controverso resta la proposta di creare centri esterni all’Ue per l’esame preliminare delle domande, sul modello australiano. Alcuni Stati, tra cui Italia e Danimarca, sostengono che questi hub, gestiti in collaborazione con Paesi africani o balcanici, potrebbero ridurre gli sbarchi e accelerare i rimpatri. Altri Governi, come Germania, Spagna e Lussemburgo, insieme a molte organizzazioni umanitarie, si oppongono duramente, giudicandoli contrari ai principi del diritto internazionale e al rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo.

Nuove rotte, vecchie emergenze

Secondo l’ultimo Rapporto Frontex 2025 i flussi migratori nel Mediterraneo centrale restano consistenti: 281.000 attraversamenti irregolari registrati nel 2024, il numero più alto dal 2016. La rotta verso le Canarie è la più in crescita (+123% rispetto all’anno precedente), mentre lungo i Balcani occidentali la pressione si mantiene costante. Gli analisti, tra cui Frontex, European Union Agency for Asylum (EUAA), Centro Studi ISPI e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), avvertono che, senza un piano strutturale, il 2026 rischia di segnare una nuova stagione di crisi migratorie a ondate, aggravata dai conflitti in Medio Oriente e dal cambiamento climatico, che continua a sottrarre risorse e stabilità a intere aree del Sahel e del Corno d’Africa.

Due Europe sul tema migratorio

Il vertice dei Paesi “like minded” mostra ancora una volta la spaccatura profonda che attraversa l’Unione. Da un lato, chi chiede un approccio securitario, centrato su respingimenti, controlli e fondi per le frontiere; dall’altro, gli Stati e le ONG che invocano un patto umanitario, basato su accoglienza e rispetto dei diritti fondamentali. Negli anni, Bruxelles ha cercato di mediare con il nuovo “Patto su migrazione e asilo”, ma la politica dell’immigrazione rimane una delle più divisive in assoluto. Per i promotori della linea “like minded” la priorità è anticipare le crisi e impedire che i flussi sfuggano di nuovo al controllo, come accadde dieci anni fa. I critici, invece, temono che la strategia finisca per militarizzare il Mediterraneo e compromettere il diritto d’asilo.

Verso il Consiglio di marzo

In vista del Consiglio europeo, le diplomazie sono al lavoro per presentare proposte condivise su finanziamenti esterni, rimpatri semplificati e strategie d’integrazione. Ma restano aperte molte questioni, dal ruolo di Frontex al coordinamento operativo tra Stati, fino alla possibilità di istituire una guardia di frontiera europea permanente. Non è chiaro, al momento, se l’Europa riuscirà a superare le sue divisioni. Intanto, la rete dei Paesi “like minded” continua a spingere per una politica migratoria più compatta e meno ideologica, convinta che la tenuta dell’Unione (politica, sociale e democratica) passi oggi anche dal modo in cui saprà gestire chi bussa alle sue porte.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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