In Australia Meridionale cresce il dibattito su un possibile effetto collaterale inatteso del crollo dei consensi liberali: la spinta indiretta alla destra di One Nation attraverso il gioco delle preferenze. Con i sondaggi che mostrano i liberali in difficoltà in diversi collegi chiave, analisti e osservatori politici si interrogano su come la redistribuzione dei voti possa ridisegnare gli equilibri del Parlamento statale. Il sistema elettorale australiano, basato sul voto preferenziale, rende infatti determinante il comportamento degli elettori di partiti in declino, soprattutto quando la competizione si polarizza e gli spazi centristi si assottigliano. Secondo alcuni studi preliminari, una parte dell’elettorato liberale più disilluso potrebbe orientare le proprie preferenze verso candidati di One Nation, non tanto per adesione ideologica quanto per protesta contro la leadership attuale e la percezione di un partito incapace di offrire un’alternativa credibile ai laburisti.
Una dinamica che, se confermata, potrebbe amplificare la presenza della destra populista in seggi dove storicamente non ha mai avuto margini competitivi. Altri analisti, invece, invitano alla cautela: il trasferimento delle preferenze non è mai lineare e spesso riflette logiche locali, reti personali e campagne mirate più che tendenze nazionali. Il Partito Liberale, dal canto suo, tenta di ricompattare la base e di evitare fughe laterali che rischiano di compromettere ulteriormente la sua posizione.
Ma la frammentazione del centrodestra e l’emergere di nuove sensibilità politiche rendono il quadro più fluido del previsto. In questo scenario, One Nation osserva con attenzione e prepara il terreno per capitalizzare ogni voto di protesta. Resta da vedere se la crisi liberale si tradurrà davvero in un trampolino per la destra radicale o se, come spesso accade in Australia Meridionale, l’elettorato sceglierà alla fine soluzioni più moderate.




