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Polonia, allarme sui test per stabilire l’età dei minori migranti

Polonia, allarme sui test per stabilire l’età dei minori migranti

Le organizzazioni umanitarie denunciano l’uso di radiografie e analisi dentali per stabilire l’età dei giovani migranti, strumenti imprecisi che rischiano di far perdere loro protezioni e accesso all’asilo. Chiedono metodi multidisciplinari e linee guida chiare, in vista della nuova legge contro la tratta del 2027
mercoledì, 18 Marzo 2026
2 minuti di lettura

In Polonia cresce la preoccupazione per le modalità con cui viene stabilita l’età dei minori migranti. In vista di una nuova normativa contro la tratta di esseri umani, Medici Senza Frontiere (MSF) invita le autorità a rivedere un sistema che, secondo le organizzazioni umanitarie, rischia di esporre i bambini a gravi ingiustizie.

Al centro delle critiche ci sono le procedure utilizzate per determinare l’età dei giovani arrivati nel Paese. Un recente Rapporto realizzato da MSF insieme a Save the Children e We Are Monitoring, “L’età come verdetto – Age as a verdict”, evidenzia come questi metodi, tra cui radiografie ossee e analisi dentali, presentino ampi margini di errore, che possono arrivare anche a diversi anni di differenza. Si tratta, sottolinea lo studio, di strumenti nati per finalità cliniche e non per stabilire lo status giuridico di una persona.

Il problema non è solo scientifico, ma anche etico. L’assenza di standard condivisi e l’elevata variabilità dei risultati rendono queste valutazioni poco affidabili, soprattutto quando applicate a minori provenienti da contesti geografici e nutrizionali molto diversi. Fattori come malnutrizione, stress o condizioni di vita difficili possono, infatti, influenzare lo sviluppo fisico, alterando gli esiti degli esami.

Secondo le organizzazioni il rischio concreto è che ragazzi minorenni vengano classificati come adulti, perdendo così l’accesso alle tutele previste dal diritto internazionale. Questo può tradursi in respingimenti alla frontiera, esclusione dalle procedure di asilo e mancata protezione in contesti già estremamente vulnerabili. Gli operatori sul campo segnalano situazioni particolarmente critiche lungo il confine con la Bielorussia, dove le decisioni vengono spesso prese in condizioni difficili. Si parla di aree isolate, assenza di interpreti, stress elevato e mancanza di documenti. In questi contesti, la determinazione dell’età finisce per dipendere in larga misura dalla valutazione discrezionale delle autorità di frontiera.

A complicare il quadro contribuisce la sospensione del diritto di chiedere asilo introdotta nel marzo 2025, misura ancora in vigore. Sebbene siano previste eccezioni per i minori non accompagnati, manca un sistema efficace per identificarli con certezza, rendendo ancora più rilevante e problematica la questione delle procedure di accertamento dell’età.

Il Rapporto sottolinea, inoltre, come alcune delle pratiche utilizzate possano comportare rischi inutili per la salute, come l’esposizione a radiazioni ionizzanti, senza un reale beneficio medico. Un aspetto che contrasta con i principi fondamentali dell’etica sanitaria, secondo cui ogni intervento deve essere giustificato e orientato al benessere del paziente.

In questo contesto la nuova legge contro la tratta, prevista entro il 2027, potrebbe rappresentare un’opportunità per cambiare approccio. Le organizzazioni chiedono l’introduzione di metodi più completi e multidisciplinari, basati su valutazioni sociali, psicologiche e mediche integrate, anziché su singoli test.

Tra le raccomandazioni, anche la definizione di linee guida chiare e condivise a livello nazionale e il coinvolgimento della comunità scientifica per stabilire limiti e corretto utilizzo degli strumenti diagnostici. “Chiediamo alle società polacche di radiologia pediatrica ed endocrinologia di prendere posizione sulle pratiche di valutazione dell’età e sui loro limiti scientifici”, spiega la dottoressa Silvestro di MSF. “Linee guida standardizzate per la refertazione e una chiara affermazione del diritto dei medici di rifiutare la partecipazione, senza ripercussioni legali o professionali, sono essenziali per garantire metodi etici ed efficaci e salvaguardare i diritti dei bambini”.

L’obiettivo, sottolineano le organizzazioni, è evitare che una valutazione incerta si trasformi in una decisione definitiva sulla vita di un bambino. Perché, in questi casi, stabilire un’età non è solo una questione tecnica, ma un passaggio che può determinare accesso o esclusione da diritti fondamentali.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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